Nelle ultime ore ho ripreso a meditare su un argomento tra quelli che mi porto dietro da sempre. Una delle mie quasi ossessioni è sempre stata di arrivare a delineare i principi per un linguaggio naturale e sintetico.
Col termine "naturale" intendo il linguaggio nella sua eccezione "embrionale" o dovrei dire "primordiale": se volete approfondire la questione potete cominciare da quì http://en.wikipedia.org/wiki/Natural_language
Col termine "sintetico" intendo... beh, per semplificare (appunto) vi traduco la prima frase da questo link http://en.wikipedia.org/wiki/Controlled_natural_language
Col termine "naturale" intendo il linguaggio nella sua eccezione "embrionale" o dovrei dire "primordiale": se volete approfondire la questione potete cominciare da quì http://en.wikipedia.org/wiki/Natural_language
Col termine "sintetico" intendo... beh, per semplificare (appunto) vi traduco la prima frase da questo link http://en.wikipedia.org/wiki/Controlled_natural_language
- "Controlled natural languages (CNLs) are subsets of natural languages, obtained by restricting the grammar and vocabulary in order to reduce or eliminate ambiguity and complexity."
- "I linguaggi naturali controllati (CNLs) sono sottoinsiemi dei linguaggi naturali, ottenuti restringendone la grammatica ed il vocabolario, nell'intento di ridurre o eliminare ambiguità e complessità."
Esistono già diversi modelli che sono stati sviluppati per usi specifici, per esempio nel campo della redazione dei processi di qualità, in quello dei testi scientifici e dei dizionari, per il sostegno all'insegnamento o alla lettura facilitata delle lingue, per applicazioni in campo informatico e nell'intelligenza artificiale.
Per questo motivo la mia "ricerca" col tempo si è spostata dall'ambito "creativo" a quello dell'applicazione reale e dell'impatto sociale derivante da tali costrutti. Di fatto ritengo che i "linguaggi naturali" stiano evolvendo in modo spontaneo verso modelli di "linguaggio naturale controllato". A giustificazione di una tale affermazione, parto da tre presupposti:
Per questo motivo la mia "ricerca" col tempo si è spostata dall'ambito "creativo" a quello dell'applicazione reale e dell'impatto sociale derivante da tali costrutti. Di fatto ritengo che i "linguaggi naturali" stiano evolvendo in modo spontaneo verso modelli di "linguaggio naturale controllato". A giustificazione di una tale affermazione, parto da tre presupposti:
- Neo Colonialismo Indo-Europeo: è un processo cominciato con spade e fucili, che si è evoluto in qualche secolo e che ora è stato accelerato dai media occidentali http://www.forbes.com/lists/2008/10/billionaires08_The-Worlds-Billionaires-Media-Entertainment_5Rank.html La diffusione delle lingue Indo-Europee dovuta al colonialismo ha raggiunto oggi quasi la metà della popolazione del pianeta http://www.ethnologue.com/ethno_docs/distribution.asp Le conseguenze sono l'impoverimento del melting pot culturale, la segregazione degli altri ceppi linguistici ed una concentrazione del potere mediatico nelle mani dei pochi che hanno il controllo della propaganda.
- Globalizzazione delle Informazioni: due topic fa citavo l'allarmante problema della sovrainformazione, che quotidianamente inietta nel sistema un surplus enorme di dati. Stiamo assistendo al venir meno del contesto su cui si basa il rapporto tra mittente e destinatario, poiché troppe informazioni e troppo frammentate minano il substrato comune attraverso il quale transita la comunicazione. Quel che resta del linguaggio come strumento comunicativo è un brodo "formale", privo di significati che possano avere un qualche impatto sociale.
- Illetteratismo: testi elettronici, e-mail, sms, chat, il web e le nuove tecnologie in generale, utilizzati come strumenti sostitutivi alla comunicazione verbale e non a scopo di apprendimento e/o accesso alle informazioni, indeboliscono le nostre competenze ed in particolare il nostro linguaggio http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/laureati-analfabeti/laureati-analfabeti/laureati-analfabeti.html Disampariamo a leggere, a scrivere e a fare i conti per un uso errato delle nuove tecnologie, poiché nessuno ci ha mai detto come utilizzare con profitto il portatile da 2000€.
Questi tre punti mi fanno riflettere e la conclusione che ne posso trarre è che il nostro linguaggio naturale si sta "atrofizzando".
Se il processo di diffusione di un'unico ceppo linguistico è comunque di lunghissimo termine, lo scontro economico e di potere su questo punto già si profila all'orizzonte, con la Cina come primo contendente, ed i nazionalismi sappiamo bene quanto esasperino l'aspetto della purezza linguistica, quindi un suo impoverimento (il fascismo non è così lontano).
L'indebolimento nei rapporti comunicativi dovuto alla quantità di informazioni che recepiamo ogni giorno e la mancanza di filtri adeguati per contrastare il fenomeno è poi di ostacolo alla valorizzazione di un linguaggio che sia realmente specchio della società civile, dei suoi bisogni reali e di quel tessuto comunicativo che ne possa sostenere un progresso reale. In queste condizioni ha facile vita lo scarno e aberrante impianto propagandistico perpetrato dai media di potere.
L'avvilimento delle nostre capacità intellettuali è la dimostrazione di come la massa tenuta ignara e bombardata da informazioni contrastanti e ridondanti, diventi mercé di chi la voglia manipolare. Le tecnologie che erigiamo a simbolo del nostro progresso immaginario, sono diventati strumenti di controllo e di manipolazione, a causa della nostra incapacità di utilizzarli al fine di migliorare noi stessi ed il nostro rapporto con gli altri.
Se il processo di diffusione di un'unico ceppo linguistico è comunque di lunghissimo termine, lo scontro economico e di potere su questo punto già si profila all'orizzonte, con la Cina come primo contendente, ed i nazionalismi sappiamo bene quanto esasperino l'aspetto della purezza linguistica, quindi un suo impoverimento (il fascismo non è così lontano).
L'indebolimento nei rapporti comunicativi dovuto alla quantità di informazioni che recepiamo ogni giorno e la mancanza di filtri adeguati per contrastare il fenomeno è poi di ostacolo alla valorizzazione di un linguaggio che sia realmente specchio della società civile, dei suoi bisogni reali e di quel tessuto comunicativo che ne possa sostenere un progresso reale. In queste condizioni ha facile vita lo scarno e aberrante impianto propagandistico perpetrato dai media di potere.
L'avvilimento delle nostre capacità intellettuali è la dimostrazione di come la massa tenuta ignara e bombardata da informazioni contrastanti e ridondanti, diventi mercé di chi la voglia manipolare. Le tecnologie che erigiamo a simbolo del nostro progresso immaginario, sono diventati strumenti di controllo e di manipolazione, a causa della nostra incapacità di utilizzarli al fine di migliorare noi stessi ed il nostro rapporto con gli altri.
Il linguaggio va guarito dai suoi mali prima che ne resti solo lo scheletro spolpato, prima che perda ogni "ambiguità e complessità", a discapito della nostra libertà e della nostra possibilità di esprimerci. Dobbiamo imparare a non smettere mai di imparare, usando al meglio gli strumenti che abbiamo, aprendoci al mondo che tanto ci spaventa, ritrovando quei principi e quelle verità, che troppo spesso diamo per scontati perché qualcuno ci dice che "è così". Occorre riappropriarsi del senso critico, pensare un po' anche con la propria testa, a costo di sbatterla contro tutti i muri che incontriamo. E bisogna "ascoltare", un verbo che pare estinto perché non passa mai al TG della sera.
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