domenica 11 settembre 2011

Set the controls for the heart of the sun

[mercoledì, 12 marzo 2008]

Tanto tempo fa impilavo montagne di cd e cassette musicali per terra attorno a me, sceglievo brani su brani, mi facevo delle enormi liste di titoli e autori e minutaggi. Poi, in base alla durata della cassetta vergine che avevo a disposizione, cominciavo a tagliare le canzoni che non avevano a che fare con l'idea del momento, giù giù fino ad arrivare a condensare tutto, fino a sfruttare anche l'ultimo secondo del nastro. Le idee venivano magari da un singolo brano o anche da un pezzetto di esso, oppure erano una sensazione del momento o un concetto che avrei voluto esprimere con le note altrui.
Ancora oggi ho in macchina alcune di quelle compilations, magari in cd invece che su nastro. L'altro giorno mi hanno fatto notare che su due dischi diversi che ho messo durante il viaggio, ho ripetuto in ordine diverso e con qualche lieve differenza la stessa lista di brani. Ma in fondo non è forse vero che ci sono cose nella vita che vale la pena tenere strette per sempre? Ci sono gesti ripetuti milioni di volte che ci caratterizzano, anche se magari ogni tanto variano leggermente, esprimendo qualcosa di nuovo, una parte inaspettata di noi stessi.
Anche la memoria è un collage di luoghi comuni. Quanti di noi hanno un tramonto sbiadito dal tempo impresso nella propria mente? Per ciascuno di noi è un immagine che evoca qualcosa di completamente diverso, eppure se dovessimo esprimere a parole o disegnare le linee base di quel tramonto, saremmo tutti uguali di fronte ad esso.
Tutto questo sembra intollerabile e per alcune persone si tratta di follia allo stato puro: il loro tramonto è diverso, sicuramente più bello. Vivono per rendere buia l'esistenza altrui e sfolgorante la propria. Se gli chiedete un segno, tracceranno per terra un solco profondo tra loro e voi.
Cosa ci possiamo fare? Forse tenerci stretto il nostro sbiadito sole e sperare vivamente che il solco non sia tanto profondo da mandare in pezzi l'orizzonte.

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