Certi silenzi uccidono, lo sanno bene le tante vittime là fuori. Vittime di guerra, vittime della società, vittime in casa propria o fuori per le strade, vittime di sé stessi e degli altri. Dovremmo muoverci ad aiuto nei loro confronti, ma ci hanno insegnato fin da piccoli che per non diventare anche noi delle statistiche da telegiornale dobbiamo assuefarci al sistema. Certo inorridiamo di fronte a certi scempi dell'uomo e ammiriamo chi è in grado di compiere piccoli miracoli con pochi mezzi. Ma quanti di noi aspirano a migliorare veramente le cose?
Credo che quello che manchi, come ho scritto qualche tempo fa, sia la consapevolezza di dove vogliamo arrivare. Si può fare tutto, abbiamo capacità e risorse quasi illimitate, eppure ci fermiamo spesso davanti ad un muro fatto di cartapesta, ma dipinto così bene da sembraci di cemento armato. Per abbatterlo basterebbe tirare un pugno col coraggio di farsi male. Invece ci tiriamo indietro, ci diciamo che non è possibile, anzi che non è bene. Ma interrogate voi stessi e chiedetevi: so esattamente cosa sto facendo?
Siamo dimentichi e sbadati, rammolliti, inerti. Dobbiamo liberarci dal torpore e cominciare ad immaginare che il mondo può essere tutt'altro. Dobbiamo smettere di credere che tutto è così com'è, perché non esiste ragione alcuna che possa impedire il cambiamento. Basta coi dogmi, basta con le regole, basta con la codardia delle convenzioni.
E se a noi manca il coraggio, almeno insegniamo a non aver paura a chi verrà dopo di noi. Speriamo pure che ci seppelliscano e presto.
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