Quando crediamo fermamente in qualcosa, quando vi riponiamo la nostra fiducia e la nostra devozione più assolute, perdiamo l'occasione di migliorarci e la nostra libertà.
La fede genera di per sé dubbi e dovrebbero essere proprio tali moti d'animo e della mente a trasmetterci nuovi impulsi, che possano condurci un poco più avanti o un poco più indietro. La staticità di per sé non è sbagliata, è semplicemente una tra le infinite possibilità che si celano dietro i più microscopici dettagli della vita. Il movimento è la chiave di lettura, è il motore che brucia l'infinitamente piccolo per trasmettere senso all'infinitamente grande.
Quando invece la fede fonda sé stessa solo sul dogma, chi la condivide è menomato nelle sue facoltà critiche. Badate, quella che pongo non vuole essere una questione puramente religiosa, ma vorrei far capire che il suo valore è universale in ogni luogo e tempo in cui le persone si siano incamminate lungo un sentiero privo di ambiguità e di scelte.
Chi voglia imporre un credo, qualunque sia il suo fine, per prima cosa erigerà barriere che impediscano di vedere altrove, se non la strada da lui tracciata (dogmi). Quindi costruirà tale strada a formare un lungo circolo chiuso (la retta via), all'interno del quale chi vi sarà entrato continuerà a camminare in tondo senza mai uscirne, fino a morire di paranoie e di paure (la penitenza ed il timore). Quando la paura più grande sarà quella del cambiamento, allora l'architetto avrà ottenuto il suo scopo, essere lui solo il portatore della verità (l'albero della conoscenza del bene e del male).
L'architetto è un dittatore, un cancro per la libertà, il mietitore dell'innocenza, il distruttore della conoscenza. Dobbiamo con tutte le nostre forze rimaste smettere di credere e cominciare ad arrampicarci sulle mura. In cima volgeremo il nostro sguardo all'orizzonte e vedremo il tiranno scappare atterrito di fronte alla nostra libertà riconquistata, e non avremo più paure. Le verità assolute cadranno ed il motore del divenire riprenderà a pulsare: di fronte a noi finalmente un futuro da costruire.
Prima di ogni altra cosa dobbiamo quindi guardare a ciò che abbiamo dentro di noi. E' infatti solo scavando dentro noi stessi che troveremo la materia prima per innalzare un cumulo abbastanza alto da raggiungere la sommità del muro e scavalcarlo. Quindi muniamoci di pala e piccone e cominciamo a fare un buco del nostro ego. Ne vale veramente la pena.
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