mercoledì 14 settembre 2011

Fuoco alle polveri!

Se qualcuno vi chiede cosa si può fare per combattere la pirateria e difendere il diritto d'autore, rispondete che non siete abbastanza ferrati sulla materia e che vi documenterete al più presto scaricando una copia dei "Pirati dei Caraibi". La questione di fatto è piuttosto dibattuta nelle ultime settimane, dopo varie dichiarazioni e delibere dell'AGCOM con le quali in soldoni il nostro paese sta prendendo una china tra le più restrittive in Europa. Ma tutta la discussione sull'argomento è decisamente sterile, in quanto come spesso capita, il focus è indirizzato verso lo status quo e non esce mai dal seminato a valutare le alternative. A mio parere si possono mettere tutti i paletti legislativi che si vogliono per contrastare la diffusione di proprietà intellettuali, attraverso strumenti non autorizzati da chi vanta diritti su tali proprietà. Infatti se togliamo il paraocchi e ci guardiamo intorno, noteremo che il nocciolo della questione non sono lacci e lacciuoli, ma la stessa definizione di proprietà intellettuale e soprattutto il perché qualcuno ne accampa diritti.
Di fatto se io scrivo un libro o produco un lungometraggio, è solo per fini economici che decido di pagare lo stato o altri enti affinché tutelino il mio diritto di apporvi la firma ed essere pagato da chi legge o guarda. Ma se io decido di farlo senza lucro, cade il concetto di proprietà ed ecco che tutta la diatriba sul diritto d'autore cade nel vuoto.
In pratica noi accusiamo major o associazioni come la Siae o enti governativi come AGCOM di restrizioni alla libera circolazione delle informazioni, quando sono in realtà gli autori e i produttori a vincolare ciò che realizzano ad una diffusione "di mercato".
Con gli strumenti tecnologici che esistono oggi, a meno di non cadere in reati come l'apologia o il terrorismo, può vivere tranquillamente un secondo piano di comunicazione e diffusione di cultura, arte e libera informazione, senza tangere in alcun modo quello esistente legato al mercato: e di fatto questo livello esiste già da tempo.
Argomenti come il diritto d'autore, la pirateria informatica e simili distolgono dunque l'attenzione dal problema vero, anzi vengono utilizzati dai furbetti per ledere le nostre libertà sotto mentite spoglie. Non è la nostra battaglia quella di difendere il diritto di tutti a scaricare l'ultimo film dei "Pirati dei Caraibi", la vera battaglia è quella di impedire che i lacciuoli messi ad esempio per limitare e controllare il Peer-to-Peer non ledano la nostra libertà di utilizzare tale strumento come forma di aggregazione attorno a temi e forme di espressione che non hanno alcun fine di lucro, bensì sociale e di diffusione delle idee.
Per questo evitiamo di fare di tutta l'erba un fascio, lasciando che chi voglia tutelare i propri interessi lo possa fare, ma vigilando attentamente che le nostre libertà fondamentali non ne subiscano restrizioni: questa è la battaglia da vincere, perché è su questo piano che i poteri forti la stanno combattendo. http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

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