domenica 11 settembre 2011

Dare-Avere

[lunedì, 23 marzo 2009]
Giuro che ero già a letto da un pezzo e che stavo quasi per prendere sonno. Ma ho ricevuto troppi input negli ultimi giorni. Uno dei tanti credo di averlo preso da un libro di cui ora mi sfugge il titolo e l'autore, non so nemmeno di cosa tratta, non ne so niente e comincio a pensare che non esista neppure. So che la cosa che mi ha fatto riflettere è l'idea che l'economia non ha niente a che vedere coi libri di scuola e con la partita doppia, coi mastri contabili e i futures dei mercati azionari. L'economia è uno scambio, dove io do qualcosa a te e tu dai qualcosa a me. Ma l'economia è anche che io prendo una cosa a te e non ti do in cambio nulla, oppure che io ti chiedo di fare una cosa e in cambio non ne avrai di che pentirtene. L'economia è se si vuole che io ti convinco a fare una cosa per me e tu in cambio mi dai anche delle cose in più. L'economia può essere a senso unico e anzi la vera Economia ha un preciso orientamento e non consente la retromarcia.
Non ci sono complotti in tutto questo, è solo che proporzionata a 6 miliardi di esseri umani l'impatto non può che essere devastante.
Quando si viveva di caccia sulle palafitte l'economia era vivere e morire, un perfetto equilibrio concorrenziale tra la natura e l'uomo. Le cose sono cambiate con le società evolute, quando parte della natura poteva essere controllata e se ne poteva raccogliere un profitto. L'agricoltura è stata la svolta, i popoli hanno cominciato a combattere per la terra, per l'acqua, per le risorse geologiche. Oggi come 10000 anni fa stiamo ancora combattendo per le stesse cose, ci sono ancora paesi che compiono stermini per il controllo della terra, dell'acqua, delle risorse geologiche. Non siamo molto diversi dagli Assiro Babilonesi, dai Cartaginesi, dai Romani e da tutte le potenze coloniali che si sono succedete nella storia.
E' ridicolo raccontarci che abbiamo il satellitare in auto e le bombe intelligenti, che possiamo puntare al risparmio energetico e che occorre pianificare le nascite. Non serve che una barchetta di Green Peace faccia ostruzionismo ad una petroliera, che i caschi blu ONU facciano le belle statuine in Libano, non serve la televisione digitale, non serve pregare tutti i santi del calendario di Frate Pio, non serve il Maurizio Costanzo Show, non serve comprare il giornale ogni mattina.
Le cose semplicemente accadono, ogni tanto qualcuno prova a cambiare il corso della storia e ci riesce per un pochino, ma la deriva riporta sempre tutto naturalmente nei binari di 10000 anni fa. Nel caos dei sistemi economici e vitali in cui annaspano miliardi di esseri umani, c'è chi starà sempre meglio di altri e chi starà peggio di tutti, ma non è fatalismo, perché in realtà non è per nulla caotico. Fa tutto parte di come le cose devono essere, di un equilibrio profondo radicato nella coscienza collettiva del sistema uomo e in una storia che avrebbe potuto concludersi a favore della natura e della morte. Invece abbiamo vinto noi che siamo ancora vivi e come premio ci siamo presi tutto quello su cui ci arroghiamo il diritto di camminare.
Mi sembra veramente stupido ora parlare delle piccole cose quotidiane, dei drammi e delle lotte in corso, perché in fondo sono uguali da sempre. Quanti eroi, quanti martiri, quanti ideali e ideologie, quanta carne da macello e condottieri, quante follie abbiamo combinato. E mi sento confortato dal rendermi conto dopo così tanto tempo che se si vuole veramente cambiare la direzione millenaria intrapresa dalla notte dei tempi, basterà semplicemente lasciar vincere madre natura. Scommetto che non ci sarà nemmeno bisogno di lasciarla vincere, si riprenderà tutto lei con gli interessi.
Intanto credo che comincerò a svendere il mio pacchetto azionario, mentre penso e ripenso a perché mi son dovuto alzare per scrivere e perché non riesco a levarmi questo sorriso di dosso.

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