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domenica 11 settembre 2011

Bay Watchers

[lunedì, 23 marzo 2009]
Oggi si sente parlare sempre più spesso di "Ecologia di Mercato" come la soluzione di tutti i mali. Sembra che la panacea che guarirà il pianeta dopo gli sfraceli dell'era industriale sarà convertire in aziende buone quelle che oggi sono aziende cattive. Il problema è che non si sposta mai il soggetto, chi aveva soldi e potere per commercializzare sigarette e latte in polvere radioattivo, domani produrrà inceneritori e mais senza OGM. L'economia si adatta alla voce grossa del popolo/consumatore e dopo lo scossone rientra nei famosi binari con un bel marchio di qualità stampigliato in fronte. Va tutto bene, come sempre... come sempre!
Allora in che termini si può parlare di Ecologia? Perché se non è quella di Mercato, ipocrita e a doppio taglio, cosa ne rimane? Se guardiamo ai primi tentativi di un ritorno culturale e sociale ad una vita bucolica, alle comunità d'avanguardia dei primi del '900, se ne coglie il fine estetico in primis. Di fatto l'ecologismo fonda le radici in una scelta di carattere intellettuale, è in extremis l'individuo che sceglie di tornare alla terra, di salvaguardarla e di curarla dalle ingiurie che egli stesso le ha procurato.
Ma è giusto? O meglio, è la strada giusta da percorrere? Non è forse proprio la volontà umana ad avere messo per prima i bastoni tra le ruote a Gaia? Sono state le spinte intellettuali a sostenere la rivoluzione industriale ed ora è di nuovo la nostra sensibilità estetica a guidarci verso un "mondo pulito". Ma il pianeta appartiene a sé stesso e non ha bisogno di noi, raggiungerebbe tranquillamente il suo equilibrio in qualche migliaio di anni dopo che ci fossimo bombardati con missili nucleari.
Questo desiderio di salvare il pianeta non è forse camuffare il nostro desiderio di salvare noi stessi? Quanto sono belli il Panda e il Delfino, come bambini allo zoo, ci fa piacere guardarli, si chiama pet therapy. Vogliamo un mondo bello e sano dove crescere i nostri figli, esteticamente bucolico ma con tutti i comforts del caso. Siamo egoisti e come sempre le cose non cambieranno, perché il punto di vista non cambia mai: siamo sempre noi!
Ho scritto spesso di speranze e voglia di cambiamenti, di orrori sociali e situazioni surreali. Ma sto giungendo al limite della mia razionalità, a quel confine oltre il quale la soluzione che mi appare più nitida è soltanto lasciarmi andare.

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