Sono palliduccio e malaticcio, causa il solito settembre sbarazzino, di alti e bassi termici. C'ho tosse e raffreddore e se non fosse per la voglia di arrivare al fine settimana, mi sarei già riempito di alcool per farmela passare. Insomma qua va male ormai un po' per tutti, tranne a chi si è organizzato per tempo, mettendo la felpina prima che le cose voltassero al brutto.
Pensieri, parole, opere e omissioni di un adulto consenziente.
giovedì 22 settembre 2011
mercoledì 21 settembre 2011
Nuova location 2012
Sto cercando una nuova sistemazione a Rimini per il 2012, così stamattina ho chiamato vari numeri tra agenzie e privati, cercando un mono/bilocale decente alle mille condizioni imposte dall'azienda per averne il rimborso. E' un gran casino, peggio che giocare a monopoli.
La cosa che però mi ha dato più da pensare è che dopo aver parlato mezz'ora con tale Sig.ra P. ho capito che lei gestisce una sua agenzia in proprio. Per mia verifica personale, ho cercato il suo cellulare su Google. Così ho pescato il sito di questa sua agenzia, che è una cosa amatoriale di 3 paginette rosa piene di cuoricini, che rimandano ancora una volta al suo cellulare. Ma prima di arrivare al sito in questione mi sono imbattuto in diversi annunci del tipo:
"Incotrixxx - Rimini - P. italiana esegue massaggi curativi e relax e californiani con dolci e piacevoli oli ed essenze profumate per un momento rilassante per uomo e donna. tutto questo per voi e per concedervi una pausa del tutto naturale. lettino professionale estetico depilazioni tel ......."
... mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh ... che dite, affitto dalla Signora P.?
Personalmente l'ho trovata simpatica al telefono e se non è una tira bidoni, la risposta è "perché no?". Però a questo punto mi chiedo quante informazioni lasciamo in giro ogni giorno sul web o attraverso altri strumenti più o meno tecnologici. Noi non ci pensiamo, perché altrimenti sarebbe come scendere le scale tutte le mattine con la paura di cadere. E' ovvio che se ci preoccupassimo ogni volta che barriamo la casella delle Norme per la Privacy o che ci registriamo usando un nostro account di posta, saremmo belli che fritti.
Però ... ecco ... io comincio a preoccuparmi almeno un pochino, dato che esistono strumenti neanche tanto sofisticati in giro, che consentono a chiunque di raccogliere tantissime informazioni su di noi, sulle nostre abitudini, sui nostri interessi, sui nostri contatti personali, per non parlare di foto e video privati http://www.123people.it/ Forse non lo sapete, ma in diverse occasioni Facebook è stato bucato per intere giornate con gente che poteva girare liberamente tra i profili altrui e per un certo periodo è girato un filettone di qualche Giga in P2p con i dati sensibili di milioni di utenze http://www.matteo-stefani.com/dati-di-100-milioni-dutenti-rubati-da-facebook/
Ma FB è solo la punta dell'iceberg di dati sensibili e personali cumulati sul web nei due decenni da quando esiste. Ora è chiaro che non mi frega molto se gli amici mi cercano sul web con Google e trovano qualche mia foto con la mia solita faccia allucinata, però mi prudono un po' di più le palle se quelle foto se le scarica qualche agenzia pubblicitaria per stamparci un depliant "su misura" da spedirmi a casa. Sono d'accordo con chi dice "Ehi, quello che metti sul web è affar tuo", però è anche vero che ci sta modo e modo di affrontare la questione, tra cui pensare che se il web debba essere luogo di libera espressione, senza l'educazione all'uso di certi strumenti, persone come la Sig.ra P. potrebbero ritrovarsi sputtanate a vita http://www.vitaforense.com/2011/05/31/riflessioni-non-giuridiche-sulla-privacy-del-web-2-0/
Ma con un governo di settantenni come il nostro, dove per piantarla di farsi beccare al telefonino han dovuto farsi una legge (ma trovarsi in piazza a parlare non facevano prima?), dove può trovare posto l'interesse di educare i cittadini a difendere i propri diritti e libertà?
venerdì 16 settembre 2011
Il maratoneta
Cos'è il dolore? Strapparsi le unghie con una pinza, spaccarsi i denti con un martello, spararsi ad un ginocchio, spappolarsi un piede sotto una pressa, conficcarsi un cacciavite nel cervello attraverso il bulbo oculare? Una manciata di impulsi elettrici involontari, che percorrono i neuroni velocissimi senza inibitori a frenarli, qualsiasi ragione che va in frantumi in un istante. No, questo non è dolore, è solo pietà per sé stessi, per la condizione umana, essere destinati dalla nascita alla morte a prendere coscienza dei nostri limiti e non poterli mai superare. E' la nostra dannazione, il peccato originale che ci annichilisce di fronte all'oblio, quella macchia oscura e indistinta che ci relega ad essere niente. Non vedremo mai la luce generatrice, condannati a vivere attraverso le ombre che essa proietta su di noi, a filtrare la nostra percezione attraverso le onde di quegli impulsi elettrici così primordiali. Non sono bastati migliaia di anni per evolverci oltre l'effimera coscienza e capire che il dolore non esiste, che il dolore siamo noi.
"Atque ea nimirum quaecumque Acherunte profundo / prodita sunt esse, in vita sunt omnia nobis." - Tito Lucrezio Caro - "De rerum natura"
mercoledì 14 settembre 2011
Fuoco alle polveri!
Se qualcuno vi chiede cosa si può fare per combattere la pirateria e difendere il diritto d'autore, rispondete che non siete abbastanza ferrati sulla materia e che vi documenterete al più presto scaricando una copia dei "Pirati dei Caraibi". La questione di fatto è piuttosto dibattuta nelle ultime settimane, dopo varie dichiarazioni e delibere dell'AGCOM con le quali in soldoni il nostro paese sta prendendo una china tra le più restrittive in Europa. Ma tutta la discussione sull'argomento è decisamente sterile, in quanto come spesso capita, il focus è indirizzato verso lo status quo e non esce mai dal seminato a valutare le alternative. A mio parere si possono mettere tutti i paletti legislativi che si vogliono per contrastare la diffusione di proprietà intellettuali, attraverso strumenti non autorizzati da chi vanta diritti su tali proprietà. Infatti se togliamo il paraocchi e ci guardiamo intorno, noteremo che il nocciolo della questione non sono lacci e lacciuoli, ma la stessa definizione di proprietà intellettuale e soprattutto il perché qualcuno ne accampa diritti.
Di fatto se io scrivo un libro o produco un lungometraggio, è solo per fini economici che decido di pagare lo stato o altri enti affinché tutelino il mio diritto di apporvi la firma ed essere pagato da chi legge o guarda. Ma se io decido di farlo senza lucro, cade il concetto di proprietà ed ecco che tutta la diatriba sul diritto d'autore cade nel vuoto.
In pratica noi accusiamo major o associazioni come la Siae o enti governativi come AGCOM di restrizioni alla libera circolazione delle informazioni, quando sono in realtà gli autori e i produttori a vincolare ciò che realizzano ad una diffusione "di mercato".
Con gli strumenti tecnologici che esistono oggi, a meno di non cadere in reati come l'apologia o il terrorismo, può vivere tranquillamente un secondo piano di comunicazione e diffusione di cultura, arte e libera informazione, senza tangere in alcun modo quello esistente legato al mercato: e di fatto questo livello esiste già da tempo.
Argomenti come il diritto d'autore, la pirateria informatica e simili distolgono dunque l'attenzione dal problema vero, anzi vengono utilizzati dai furbetti per ledere le nostre libertà sotto mentite spoglie. Non è la nostra battaglia quella di difendere il diritto di tutti a scaricare l'ultimo film dei "Pirati dei Caraibi", la vera battaglia è quella di impedire che i lacciuoli messi ad esempio per limitare e controllare il Peer-to-Peer non ledano la nostra libertà di utilizzare tale strumento come forma di aggregazione attorno a temi e forme di espressione che non hanno alcun fine di lucro, bensì sociale e di diffusione delle idee.
Per questo evitiamo di fare di tutta l'erba un fascio, lasciando che chi voglia tutelare i propri interessi lo possa fare, ma vigilando attentamente che le nostre libertà fondamentali non ne subiscano restrizioni: questa è la battaglia da vincere, perché è su questo piano che i poteri forti la stanno combattendo. http://sitononraggiungibile.e-policy.it/
martedì 13 settembre 2011
L'arte della sintesi
Come primo post, sarò breve ...
Si fa un gran parlare di debito, senza chiarire alcuni punti fondamentali:
- A chi compete il debito?
- Perché ci sta questo debito?
- Chi sono i creditori?
Perché io sarò pure un bamboccione che non ha sposato la figlia di Berlusconi, ma non ho mai chiesto soldi a nessuno in vita mia. Va bene ammetto che qualche volta è capitato tra amici e c'ho un mutuo sulla casa che ho quasi finito di pagare, ma non ho debiti che abbiamo competenza a livello "nazionale".
Mi pare si dica che se un bambino nasce sfigato in africa debba avere pure lui delle opportunità e la Nestlé gli manda tonnellate di derrate alimentari (scadute, ma è il pensiero che conta). Un bambino con il passaporto italiano per il nostro governo pare altrettanto sfigato da nascere con 31000€ di debito sul groppone, ma non ho mai visto il ministero delle pari opportunità inviare merendine e latte in polvere alle famiglie italiane http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/contatore-del-debito-pubblico.html
Allora vorrei proprio sapere perché si deve chiamare la gente alla solidarietà nazionale, verso chi dovremmo essere solidali? Credo che il fatto che nessuno lo dica apertamente sia perché sappiamo già tutti la risposta. Appurato con silenzioso consenso a chi competa realmente questo debito e dando per scontato che tutti sappiamo bene perché esiste tale debito, cerchiamo di dare risposta direttamente all'ultimo punto: chi reclama i nostri soldi? La risposta è anche in questo caso banalissima, basta pensare alla provenienza della moneta, perché è chi la possiede inizialmente che sta in cima alla piramide, dunque stiamo parlando delle banche centrali, europea, statunitense o altre che siano.
Complichiamoci la vita e chiediamoci come sia possibile che la carta straccia che chiamiamo moneta e che fondamentalmente non è mai stata nostra, possa costringere intere nazioni alla fame? Non è semplicemente possibile, ovvero è possibile solo perché qualcuno dice che deve essere così: chi è costui? La solita millenaria oligarchia di feudatari, sono sempre loro ma mille mila anni, chi volete che sia.
Io personalmente non so voi, ma sarei un po' stanchino di questa situazione surreale, dove per non si sa bene quale regolamento sociale mai scritto, la "felicità", ma vorrei dire sopravvivenza, debba assumere varie tonalità a seconda di chi la indossa.
Ma io mi domando, se il debito è qualcosa che rende le persone schiave e avvilite e le priva del diritto alla felicità, perché esiste? Aboliamo questo insensato e ingiusto concetto matematico, sediamoci attorno a un tavolo e troviamo altre soluzioni e saremo tutti più contenti: vi posso garantire che è davvero così semplice, non stupitevi, perché conosciamo bene chi vi ha detto negli ultimi duemila anni che è impossibile.
domenica 11 settembre 2011
ECCE HOMO !!!
Il blog riapre i battenti su una nuova piattaforma e con una nuova veste grafica (ancora in sviluppo).
Per non privarvi del gusto di leggere, ho ripreso molti dei miei vecchi post, che potete gustarvi con tanto di data di pubblicazione originale. E come noterete l'ultimo (quello subito qua sotto) risale all'ormai lontano 23 marzo 2009, un abisso in termini di informazioni, configurazioni delle particelle elementari e quotidiana lotta per la sopravvivenza. Lo spin ci ha portati chissà dove, ma almeno per me in questo esatto microistante, il posto giusto da cui ripartire è qui.
Poi dopo aver scritto questa introduzione per voi appassionatissimi lettori, mi alzerò e andrò a leggere un fumetto al cesso, riflettendo attentamente su quali saranno i deliri su massimi e minimi sistemi che vi propinerò senza freni inibitori nei giorni a venire.
Preparate il vostro fervore intellettuale, una o più confezioni di pastiglioni per il mal di testa e una buona quantità di sacchetti nei quali rigurgitare in vostro disgusto rivoluzionario e/o reazionario.
Ci ritroviamo qui nei prossimi giorni, mi raccomando!
Bay Watchers
Oggi si sente parlare sempre più spesso di "Ecologia di Mercato" come la soluzione di tutti i mali. Sembra che la panacea che guarirà il pianeta dopo gli sfraceli dell'era industriale sarà convertire in aziende buone quelle che oggi sono aziende cattive. Il problema è che non si sposta mai il soggetto, chi aveva soldi e potere per commercializzare sigarette e latte in polvere radioattivo, domani produrrà inceneritori e mais senza OGM. L'economia si adatta alla voce grossa del popolo/consumatore e dopo lo scossone rientra nei famosi binari con un bel marchio di qualità stampigliato in fronte. Va tutto bene, come sempre... come sempre!
Allora in che termini si può parlare di Ecologia? Perché se non è quella di Mercato, ipocrita e a doppio taglio, cosa ne rimane? Se guardiamo ai primi tentativi di un ritorno culturale e sociale ad una vita bucolica, alle comunità d'avanguardia dei primi del '900, se ne coglie il fine estetico in primis. Di fatto l'ecologismo fonda le radici in una scelta di carattere intellettuale, è in extremis l'individuo che sceglie di tornare alla terra, di salvaguardarla e di curarla dalle ingiurie che egli stesso le ha procurato.
Ma è giusto? O meglio, è la strada giusta da percorrere? Non è forse proprio la volontà umana ad avere messo per prima i bastoni tra le ruote a Gaia? Sono state le spinte intellettuali a sostenere la rivoluzione industriale ed ora è di nuovo la nostra sensibilità estetica a guidarci verso un "mondo pulito". Ma il pianeta appartiene a sé stesso e non ha bisogno di noi, raggiungerebbe tranquillamente il suo equilibrio in qualche migliaio di anni dopo che ci fossimo bombardati con missili nucleari.
Ma è giusto? O meglio, è la strada giusta da percorrere? Non è forse proprio la volontà umana ad avere messo per prima i bastoni tra le ruote a Gaia? Sono state le spinte intellettuali a sostenere la rivoluzione industriale ed ora è di nuovo la nostra sensibilità estetica a guidarci verso un "mondo pulito". Ma il pianeta appartiene a sé stesso e non ha bisogno di noi, raggiungerebbe tranquillamente il suo equilibrio in qualche migliaio di anni dopo che ci fossimo bombardati con missili nucleari.
Questo desiderio di salvare il pianeta non è forse camuffare il nostro desiderio di salvare noi stessi? Quanto sono belli il Panda e il Delfino, come bambini allo zoo, ci fa piacere guardarli, si chiama pet therapy. Vogliamo un mondo bello e sano dove crescere i nostri figli, esteticamente bucolico ma con tutti i comforts del caso. Siamo egoisti e come sempre le cose non cambieranno, perché il punto di vista non cambia mai: siamo sempre noi!
Ho scritto spesso di speranze e voglia di cambiamenti, di orrori sociali e situazioni surreali. Ma sto giungendo al limite della mia razionalità, a quel confine oltre il quale la soluzione che mi appare più nitida è soltanto lasciarmi andare.
Dare-Avere
[lunedì, 23 marzo 2009]
Giuro che ero già a letto da un pezzo e che stavo quasi per prendere sonno. Ma ho ricevuto troppi input negli ultimi giorni. Uno dei tanti credo di averlo preso da un libro di cui ora mi sfugge il titolo e l'autore, non so nemmeno di cosa tratta, non ne so niente e comincio a pensare che non esista neppure. So che la cosa che mi ha fatto riflettere è l'idea che l'economia non ha niente a che vedere coi libri di scuola e con la partita doppia, coi mastri contabili e i futures dei mercati azionari. L'economia è uno scambio, dove io do qualcosa a te e tu dai qualcosa a me. Ma l'economia è anche che io prendo una cosa a te e non ti do in cambio nulla, oppure che io ti chiedo di fare una cosa e in cambio non ne avrai di che pentirtene. L'economia è se si vuole che io ti convinco a fare una cosa per me e tu in cambio mi dai anche delle cose in più. L'economia può essere a senso unico e anzi la vera Economia ha un preciso orientamento e non consente la retromarcia.
Non ci sono complotti in tutto questo, è solo che proporzionata a 6 miliardi di esseri umani l'impatto non può che essere devastante.
Quando si viveva di caccia sulle palafitte l'economia era vivere e morire, un perfetto equilibrio concorrenziale tra la natura e l'uomo. Le cose sono cambiate con le società evolute, quando parte della natura poteva essere controllata e se ne poteva raccogliere un profitto. L'agricoltura è stata la svolta, i popoli hanno cominciato a combattere per la terra, per l'acqua, per le risorse geologiche. Oggi come 10000 anni fa stiamo ancora combattendo per le stesse cose, ci sono ancora paesi che compiono stermini per il controllo della terra, dell'acqua, delle risorse geologiche. Non siamo molto diversi dagli Assiro Babilonesi, dai Cartaginesi, dai Romani e da tutte le potenze coloniali che si sono succedete nella storia.
E' ridicolo raccontarci che abbiamo il satellitare in auto e le bombe intelligenti, che possiamo puntare al risparmio energetico e che occorre pianificare le nascite. Non serve che una barchetta di Green Peace faccia ostruzionismo ad una petroliera, che i caschi blu ONU facciano le belle statuine in Libano, non serve la televisione digitale, non serve pregare tutti i santi del calendario di Frate Pio, non serve il Maurizio Costanzo Show, non serve comprare il giornale ogni mattina.
Le cose semplicemente accadono, ogni tanto qualcuno prova a cambiare il corso della storia e ci riesce per un pochino, ma la deriva riporta sempre tutto naturalmente nei binari di 10000 anni fa. Nel caos dei sistemi economici e vitali in cui annaspano miliardi di esseri umani, c'è chi starà sempre meglio di altri e chi starà peggio di tutti, ma non è fatalismo, perché in realtà non è per nulla caotico. Fa tutto parte di come le cose devono essere, di un equilibrio profondo radicato nella coscienza collettiva del sistema uomo e in una storia che avrebbe potuto concludersi a favore della natura e della morte. Invece abbiamo vinto noi che siamo ancora vivi e come premio ci siamo presi tutto quello su cui ci arroghiamo il diritto di camminare.
Mi sembra veramente stupido ora parlare delle piccole cose quotidiane, dei drammi e delle lotte in corso, perché in fondo sono uguali da sempre. Quanti eroi, quanti martiri, quanti ideali e ideologie, quanta carne da macello e condottieri, quante follie abbiamo combinato. E mi sento confortato dal rendermi conto dopo così tanto tempo che se si vuole veramente cambiare la direzione millenaria intrapresa dalla notte dei tempi, basterà semplicemente lasciar vincere madre natura. Scommetto che non ci sarà nemmeno bisogno di lasciarla vincere, si riprenderà tutto lei con gli interessi.
Non ci sono complotti in tutto questo, è solo che proporzionata a 6 miliardi di esseri umani l'impatto non può che essere devastante.
Quando si viveva di caccia sulle palafitte l'economia era vivere e morire, un perfetto equilibrio concorrenziale tra la natura e l'uomo. Le cose sono cambiate con le società evolute, quando parte della natura poteva essere controllata e se ne poteva raccogliere un profitto. L'agricoltura è stata la svolta, i popoli hanno cominciato a combattere per la terra, per l'acqua, per le risorse geologiche. Oggi come 10000 anni fa stiamo ancora combattendo per le stesse cose, ci sono ancora paesi che compiono stermini per il controllo della terra, dell'acqua, delle risorse geologiche. Non siamo molto diversi dagli Assiro Babilonesi, dai Cartaginesi, dai Romani e da tutte le potenze coloniali che si sono succedete nella storia.
E' ridicolo raccontarci che abbiamo il satellitare in auto e le bombe intelligenti, che possiamo puntare al risparmio energetico e che occorre pianificare le nascite. Non serve che una barchetta di Green Peace faccia ostruzionismo ad una petroliera, che i caschi blu ONU facciano le belle statuine in Libano, non serve la televisione digitale, non serve pregare tutti i santi del calendario di Frate Pio, non serve il Maurizio Costanzo Show, non serve comprare il giornale ogni mattina.
Le cose semplicemente accadono, ogni tanto qualcuno prova a cambiare il corso della storia e ci riesce per un pochino, ma la deriva riporta sempre tutto naturalmente nei binari di 10000 anni fa. Nel caos dei sistemi economici e vitali in cui annaspano miliardi di esseri umani, c'è chi starà sempre meglio di altri e chi starà peggio di tutti, ma non è fatalismo, perché in realtà non è per nulla caotico. Fa tutto parte di come le cose devono essere, di un equilibrio profondo radicato nella coscienza collettiva del sistema uomo e in una storia che avrebbe potuto concludersi a favore della natura e della morte. Invece abbiamo vinto noi che siamo ancora vivi e come premio ci siamo presi tutto quello su cui ci arroghiamo il diritto di camminare.
Mi sembra veramente stupido ora parlare delle piccole cose quotidiane, dei drammi e delle lotte in corso, perché in fondo sono uguali da sempre. Quanti eroi, quanti martiri, quanti ideali e ideologie, quanta carne da macello e condottieri, quante follie abbiamo combinato. E mi sento confortato dal rendermi conto dopo così tanto tempo che se si vuole veramente cambiare la direzione millenaria intrapresa dalla notte dei tempi, basterà semplicemente lasciar vincere madre natura. Scommetto che non ci sarà nemmeno bisogno di lasciarla vincere, si riprenderà tutto lei con gli interessi.
Intanto credo che comincerò a svendere il mio pacchetto azionario, mentre penso e ripenso a perché mi son dovuto alzare per scrivere e perché non riesco a levarmi questo sorriso di dosso.
Esperimento di Massa
Quale è la massa critica oltre la quale un sistema dinamico comincia a generare informazioni?
Quale struttura cerebrale occorre perché possa prendere coscienza l'io?
Quanti segni sulla parete di una grotta sono necessari a comunicare un'azione?
Quanti individui sono necessari per dare vita ad una società?
Quale struttura cerebrale occorre perché possa prendere coscienza l'io?
Quanti segni sulla parete di una grotta sono necessari a comunicare un'azione?
Quanti individui sono necessari per dare vita ad una società?
Quando la realtà è distesa di fronte a noi, ci troviamo davanti ad una fitta rete di azioni, di comunicazioni, di legami, ma tutto ciò avrebbe il valore di un sasso immobile ai bordi dello stagno se non ne scaturisse un quid. Il nostro stesso universo è regolato da alcune "leggi" fisiche secondo le quali la sua entropia sarebbe in costante aumento, come se l'universo stesse comunicando, aggiungendo nuova informazione ad ogni istante. Ed arriviamo così a scoprire che il divenire attorno a noi, che ogni particella che ci compone o che ci attraversa, è innegabilmente parte integrante del cielo stellato e che le stelle ci parlano da lassù e ci ispirano giustamente canzoni e poemi. E allora in fondo al cuore non è tanto sbagliato credere che anche esser nulla è comunque fare parte del tutto.
Quindi tiriamoci su le maniche, raggiungiamo la massa critica e diamo un senso alla nostra pantomima.
Un nuovo linguaggio
Nelle ultime ore ho ripreso a meditare su un argomento tra quelli che mi porto dietro da sempre. Una delle mie quasi ossessioni è sempre stata di arrivare a delineare i principi per un linguaggio naturale e sintetico.
Col termine "naturale" intendo il linguaggio nella sua eccezione "embrionale" o dovrei dire "primordiale": se volete approfondire la questione potete cominciare da quì http://en.wikipedia.org/wiki/Natural_language
Col termine "sintetico" intendo... beh, per semplificare (appunto) vi traduco la prima frase da questo link http://en.wikipedia.org/wiki/Controlled_natural_language
Col termine "naturale" intendo il linguaggio nella sua eccezione "embrionale" o dovrei dire "primordiale": se volete approfondire la questione potete cominciare da quì http://en.wikipedia.org/wiki/Natural_language
Col termine "sintetico" intendo... beh, per semplificare (appunto) vi traduco la prima frase da questo link http://en.wikipedia.org/wiki/Controlled_natural_language
- "Controlled natural languages (CNLs) are subsets of natural languages, obtained by restricting the grammar and vocabulary in order to reduce or eliminate ambiguity and complexity."
- "I linguaggi naturali controllati (CNLs) sono sottoinsiemi dei linguaggi naturali, ottenuti restringendone la grammatica ed il vocabolario, nell'intento di ridurre o eliminare ambiguità e complessità."
Esistono già diversi modelli che sono stati sviluppati per usi specifici, per esempio nel campo della redazione dei processi di qualità, in quello dei testi scientifici e dei dizionari, per il sostegno all'insegnamento o alla lettura facilitata delle lingue, per applicazioni in campo informatico e nell'intelligenza artificiale.
Per questo motivo la mia "ricerca" col tempo si è spostata dall'ambito "creativo" a quello dell'applicazione reale e dell'impatto sociale derivante da tali costrutti. Di fatto ritengo che i "linguaggi naturali" stiano evolvendo in modo spontaneo verso modelli di "linguaggio naturale controllato". A giustificazione di una tale affermazione, parto da tre presupposti:
Per questo motivo la mia "ricerca" col tempo si è spostata dall'ambito "creativo" a quello dell'applicazione reale e dell'impatto sociale derivante da tali costrutti. Di fatto ritengo che i "linguaggi naturali" stiano evolvendo in modo spontaneo verso modelli di "linguaggio naturale controllato". A giustificazione di una tale affermazione, parto da tre presupposti:
- Neo Colonialismo Indo-Europeo: è un processo cominciato con spade e fucili, che si è evoluto in qualche secolo e che ora è stato accelerato dai media occidentali http://www.forbes.com/lists/2008/10/billionaires08_The-Worlds-Billionaires-Media-Entertainment_5Rank.html La diffusione delle lingue Indo-Europee dovuta al colonialismo ha raggiunto oggi quasi la metà della popolazione del pianeta http://www.ethnologue.com/ethno_docs/distribution.asp Le conseguenze sono l'impoverimento del melting pot culturale, la segregazione degli altri ceppi linguistici ed una concentrazione del potere mediatico nelle mani dei pochi che hanno il controllo della propaganda.
- Globalizzazione delle Informazioni: due topic fa citavo l'allarmante problema della sovrainformazione, che quotidianamente inietta nel sistema un surplus enorme di dati. Stiamo assistendo al venir meno del contesto su cui si basa il rapporto tra mittente e destinatario, poiché troppe informazioni e troppo frammentate minano il substrato comune attraverso il quale transita la comunicazione. Quel che resta del linguaggio come strumento comunicativo è un brodo "formale", privo di significati che possano avere un qualche impatto sociale.
- Illetteratismo: testi elettronici, e-mail, sms, chat, il web e le nuove tecnologie in generale, utilizzati come strumenti sostitutivi alla comunicazione verbale e non a scopo di apprendimento e/o accesso alle informazioni, indeboliscono le nostre competenze ed in particolare il nostro linguaggio http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/laureati-analfabeti/laureati-analfabeti/laureati-analfabeti.html Disampariamo a leggere, a scrivere e a fare i conti per un uso errato delle nuove tecnologie, poiché nessuno ci ha mai detto come utilizzare con profitto il portatile da 2000€.
Questi tre punti mi fanno riflettere e la conclusione che ne posso trarre è che il nostro linguaggio naturale si sta "atrofizzando".
Se il processo di diffusione di un'unico ceppo linguistico è comunque di lunghissimo termine, lo scontro economico e di potere su questo punto già si profila all'orizzonte, con la Cina come primo contendente, ed i nazionalismi sappiamo bene quanto esasperino l'aspetto della purezza linguistica, quindi un suo impoverimento (il fascismo non è così lontano).
L'indebolimento nei rapporti comunicativi dovuto alla quantità di informazioni che recepiamo ogni giorno e la mancanza di filtri adeguati per contrastare il fenomeno è poi di ostacolo alla valorizzazione di un linguaggio che sia realmente specchio della società civile, dei suoi bisogni reali e di quel tessuto comunicativo che ne possa sostenere un progresso reale. In queste condizioni ha facile vita lo scarno e aberrante impianto propagandistico perpetrato dai media di potere.
L'avvilimento delle nostre capacità intellettuali è la dimostrazione di come la massa tenuta ignara e bombardata da informazioni contrastanti e ridondanti, diventi mercé di chi la voglia manipolare. Le tecnologie che erigiamo a simbolo del nostro progresso immaginario, sono diventati strumenti di controllo e di manipolazione, a causa della nostra incapacità di utilizzarli al fine di migliorare noi stessi ed il nostro rapporto con gli altri.
Se il processo di diffusione di un'unico ceppo linguistico è comunque di lunghissimo termine, lo scontro economico e di potere su questo punto già si profila all'orizzonte, con la Cina come primo contendente, ed i nazionalismi sappiamo bene quanto esasperino l'aspetto della purezza linguistica, quindi un suo impoverimento (il fascismo non è così lontano).
L'indebolimento nei rapporti comunicativi dovuto alla quantità di informazioni che recepiamo ogni giorno e la mancanza di filtri adeguati per contrastare il fenomeno è poi di ostacolo alla valorizzazione di un linguaggio che sia realmente specchio della società civile, dei suoi bisogni reali e di quel tessuto comunicativo che ne possa sostenere un progresso reale. In queste condizioni ha facile vita lo scarno e aberrante impianto propagandistico perpetrato dai media di potere.
L'avvilimento delle nostre capacità intellettuali è la dimostrazione di come la massa tenuta ignara e bombardata da informazioni contrastanti e ridondanti, diventi mercé di chi la voglia manipolare. Le tecnologie che erigiamo a simbolo del nostro progresso immaginario, sono diventati strumenti di controllo e di manipolazione, a causa della nostra incapacità di utilizzarli al fine di migliorare noi stessi ed il nostro rapporto con gli altri.
Il linguaggio va guarito dai suoi mali prima che ne resti solo lo scheletro spolpato, prima che perda ogni "ambiguità e complessità", a discapito della nostra libertà e della nostra possibilità di esprimerci. Dobbiamo imparare a non smettere mai di imparare, usando al meglio gli strumenti che abbiamo, aprendoci al mondo che tanto ci spaventa, ritrovando quei principi e quelle verità, che troppo spesso diamo per scontati perché qualcuno ci dice che "è così". Occorre riappropriarsi del senso critico, pensare un po' anche con la propria testa, a costo di sbatterla contro tutti i muri che incontriamo. E bisogna "ascoltare", un verbo che pare estinto perché non passa mai al TG della sera.
Sovrainformazione
La conoscenza è in via di estinzione ed è colpa della nostra bacata tecnologia consumistica:
- l'obsolescenza e l'abbandono dei vecchi supporti non digitali
- il continuo mutamento dei formati elettronici di archiviazione a livello hardware e software
- l'assenza di un sistema universalmente condiviso di regolamentazione delle misure e degli standard
- l'ossessione per la protezione dei diritti d'autore e della privacy
- l'evoluzione a solo fini di lucro delle attuali reti di comunicazione
- la vocazione dei media esistenti alla diffusione delle sole informazioni di carattere generalistico e a "breve termine"
- l'assenza di un "clero" votato alla raccolta, selezione e conservazione della conoscenza
Certo esistono associazioni e iniziative anche a livello internazionale volte a preservare porzioni della nostra storia, ma la loro eterogenità di intenti e la mancanza di un filo comune legato a principi universali, non potranno garantire risultati concreti e duraturi. Va aggiunto che il sistema è poi minato alle fondamenta dalla globalizzazione stessa della conoscenza: la diffusione incontrollata ed estremamente individualistica delle informazioni svuota di significato qualunque forma di comunicazione che voglia essere costruttiva.
In queste condizioni assumono maggiore rilevanza culturale le restrizioni e le censure di quanto non faccia la libera informazione e la ricerca della verità. Si finisce per parlare più delle catene e dei gioghi di quanto si faccia dei diritti e delle libertà umane, il cui senso è oramai collassato sotto il peso della disinformazione e della sovrainformazione.
In queste condizioni assumono maggiore rilevanza culturale le restrizioni e le censure di quanto non faccia la libera informazione e la ricerca della verità. Si finisce per parlare più delle catene e dei gioghi di quanto si faccia dei diritti e delle libertà umane, il cui senso è oramai collassato sotto il peso della disinformazione e della sovrainformazione.
- Censura
- Disinformazione
- Sovrainformazione
Quale di queste voci abbia l'impatto maggiore sul processo di estinzione della conoscenza dovrebbe essere ovvio.
- La censura è di per sé stessa specchio del desiderio di conoscere e motore delle battaglie per i diritti civili.
- La disinformazione è il campo di battaglia quotidiano sul quale si combatte per far emergere la verità.
- La sovrainformazione è il muro che dovrà essere abbattuto nel prossimo futuro, ma ha il difetto di autoalimentarsi proprio attraverso gli strumenti di lotta alla censura e alla disinformazione.
E' dunque quest'ultima la sfida per cui dobbiamo prepararci e servirà tutta la duttilità possibile per vincerla, poiché saremo costretti al revisionismo e a scoprire che regolamentazione e vincoli alle informazioni sono i soli strumenti possibili per difendere e conservare la conoscenza.
L'alternativa oggi è l'anarchia mediatica, a solo favore dei gruppi di potere e dei falsi messia. Mi ripeto per l'ennesima volta: dobbiamo ritrovare al più presto una coscienza collettiva o siamo destinati al fallimento.
Beeeeeeeeepppp
La questione è estremamente delicata! Abbiamo il diritto oppure no di farci forare le palle? http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/cofferati-piercing/cofferati-piercing/cofferati-piercing.html
Le manovre di governo di quest'estate ce le hanno frantumate a gratis, quindi mi chiedo se nei prossimi anni incideranno di più sulle spese sanitarie pubbliche i piercing alla clitoride o le manganellate nelle piazze http://milano.repubblica.it/dettaglio/I-soldati-davanti-al-Duomo-pattuglie-miste-nelle-periferie/1495476
Intanto pare che se possiamo dispensare bombe sulle teste altrui http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_29/dal_molin_governo_sentenza_consiglio_stato_7089d1ee-5d68-11dd-9a8c-00144f02aabc.shtml sia però vietato morire, diatriba questa che sinceramente non ha proprio né capo né coda. Se l'Istat viene a casa vostra e vi domanda "Vi piacerebbe morire?" mi pare che a parte qualche ragazzino emo la risposta del 90% dei consumatori occidentali sia "NO". E' palese che non esista a priori la volontà di morire, ma se la morte è inevitabile e di là dicono ci aspetti il paradiso, perché accanirsi sull'argomento?
La domanda corretta non è se "E' nostro diritto decidere di morire?", il dilemma che il ben pensante cattolico deve porsi è piuttosto se "E' nostro diritto essere felici?". La conseguente risposta è categoricamente "SI" e ha implicazioni a catena in tutte le scelte che ne conseguono: è felice una persona con encefalogramma piatto? Provate a chiederglielo http://it.wikipedia.org/wiki/Eutanasia
La domanda corretta non è se "E' nostro diritto decidere di morire?", il dilemma che il ben pensante cattolico deve porsi è piuttosto se "E' nostro diritto essere felici?". La conseguente risposta è categoricamente "SI" e ha implicazioni a catena in tutte le scelte che ne conseguono: è felice una persona con encefalogramma piatto? Provate a chiederglielo http://it.wikipedia.org/wiki/Eutanasia
Le cave di rifiuti rendono più di quelle di marmo
Quando crediamo fermamente in qualcosa, quando vi riponiamo la nostra fiducia e la nostra devozione più assolute, perdiamo l'occasione di migliorarci e la nostra libertà.
La fede genera di per sé dubbi e dovrebbero essere proprio tali moti d'animo e della mente a trasmetterci nuovi impulsi, che possano condurci un poco più avanti o un poco più indietro. La staticità di per sé non è sbagliata, è semplicemente una tra le infinite possibilità che si celano dietro i più microscopici dettagli della vita. Il movimento è la chiave di lettura, è il motore che brucia l'infinitamente piccolo per trasmettere senso all'infinitamente grande.
Quando invece la fede fonda sé stessa solo sul dogma, chi la condivide è menomato nelle sue facoltà critiche. Badate, quella che pongo non vuole essere una questione puramente religiosa, ma vorrei far capire che il suo valore è universale in ogni luogo e tempo in cui le persone si siano incamminate lungo un sentiero privo di ambiguità e di scelte.
Chi voglia imporre un credo, qualunque sia il suo fine, per prima cosa erigerà barriere che impediscano di vedere altrove, se non la strada da lui tracciata (dogmi). Quindi costruirà tale strada a formare un lungo circolo chiuso (la retta via), all'interno del quale chi vi sarà entrato continuerà a camminare in tondo senza mai uscirne, fino a morire di paranoie e di paure (la penitenza ed il timore). Quando la paura più grande sarà quella del cambiamento, allora l'architetto avrà ottenuto il suo scopo, essere lui solo il portatore della verità (l'albero della conoscenza del bene e del male).
L'architetto è un dittatore, un cancro per la libertà, il mietitore dell'innocenza, il distruttore della conoscenza. Dobbiamo con tutte le nostre forze rimaste smettere di credere e cominciare ad arrampicarci sulle mura. In cima volgeremo il nostro sguardo all'orizzonte e vedremo il tiranno scappare atterrito di fronte alla nostra libertà riconquistata, e non avremo più paure. Le verità assolute cadranno ed il motore del divenire riprenderà a pulsare: di fronte a noi finalmente un futuro da costruire.
Prima di ogni altra cosa dobbiamo quindi guardare a ciò che abbiamo dentro di noi. E' infatti solo scavando dentro noi stessi che troveremo la materia prima per innalzare un cumulo abbastanza alto da raggiungere la sommità del muro e scavalcarlo. Quindi muniamoci di pala e piccone e cominciamo a fare un buco del nostro ego. Ne vale veramente la pena.
Babbo Natale esiste !!!
È un bel po' che mi arrovello sulla questione. La conclusione a cui sono arrivato è fondamentalmente questa: "il futuro deve essere un ritorno al passato". Però non mi si fraintenda, perché l'ambito di questa affermazione è focalizzato su un solo ed immenso problema: PACKAGING
I dati che ho trovato sull'argomento sono spropositati e la ragione è che fondamentalmente la nostra società oggi nella sua interezza si fonda sul confezionamento dei prodotti. Un noto artista degli anni '60 mise in scatola la propria merda e anticipò di un bel po' l'inscatolamento di ben altri rifiuti tossici moderni. Oggi parliamo di bidoni di scorie radioattive e da sempre citiamo il barile di greggio come misura della ricchezza (non la mia però).
Le leggi in merito se le son sempre fatte le grandi multinazionali, dalle case farmaceutiche ai produttori alimentari, dalle compagnie petrolifere e petrolchimiche ai grandi distributori commerciali e il packaging ora si trova ovunque il vostro occhio possa posarsi, per esempio sulla bottiglia d'acqua di plastica che avete sulla scrivania http://en.emballageweb.com
Sembra una stupidata, ma raffrontate il materiale biodegradabile che producete in una giornata (probabilmente una sola buccia di banana) a quello che non lo è (il vostro cestino dell'ufficio). Facile parlare di raccolta differenziata e di riciclaggio, ma se non producessimo miliardi di tonnellate di scarto in contenitori e imballagi di ogni genere, il sacchetto del cosiddetto umido costituirebbe il 90% dello scarto reale e andrebbe smaltito ad un costo irrisorio e con un impatto ambientale ridicolo (il vostro cane di ossa da bistecca ne sa qualcosa).
Il discorso dell'igiene poi non regge più, perché ora esistono protocolli a monte e durante il processo produttivo http://it.wikipedia.org/wiki/HACCP che se applicati a norma di legge rendono superfluo confezionare quasi tutti i prodotti alimentari. La carne confezionata nei banchi frigo del supermercato è la stessa che la macelleria dello stesso supermercato tiene sfusa sul bancone. E' un contro senso!!!
Lo stesso discorso si applica per gli imballaggi industriali, dove quantità inusitate di carta, cartone e plastica vengono utilizzate per sigillare prodotti fatti di altra carta, cartone e plastica. Pensate al libro incelofanato o alla confezione da 3 (dico 3!!!) guarnizioni per la caffettiera (ma quanto caffè bevete?).
Oltre allo scarto che è il prodotto finale di questa barbarie, bisogna guardare poi a monte, ovvero a quante materie prime e risorse naturali vadano letteralmente buttate nel momento stesso in cui vengono usate.
Bruciamo petrolio e suoi derivati ad ogni borsa di plastica prodotta, disboschiamo foreste a forza di impacchettare regali per natale, che sono già debitamente impacchettati di fabbrica.
Bruciamo petrolio e suoi derivati ad ogni borsa di plastica prodotta, disboschiamo foreste a forza di impacchettare regali per natale, che sono già debitamente impacchettati di fabbrica.
Per fortuna molte cose stanno cambiando. Ho visto spuntare in qualche supermercato il distributore di detersivi sfusi e da queste parti è facile oramai imbattersi in quelli del latte fresco in bottiglia di vetro. Però la strada è ancora lunga e gli spazi per migliorare sono amplissimi http://en.wikipedia.org/wiki/Sustainable_packaging
Spero di poter presto entrare di nuovo nella drogheria sotto casa e chiedere al garzone 1/2 kg di farina, 2 uova fresche, un trancio di tonno da 50g e un sacchetto di fagioli.
n i h i l
Ho guardato fuori dal finestrino dell'auto, oltre i bordi dell'autostrada, e ho scorto tanta desolazione. È un mondo vuoto quello la fuori, in mezzo a massacri senza memoria e nugoli di bambini predestinati, in mezzo ad antenne satellitari e alte velocità, tra rivoli di pioggia inquinata ed i lamenti di canale inacidite, un mondo dove a separarci gli uni dagli altri corrono solo distese infinite di "niente".
Ho scorto veramente il vuoto, come non potrebbe essere altrimenti. Ed ora sono qua, a riempire qualche infinitesimo interstizio di quello spazio inutile, con informazioni raccolte in granelli di silicio. Mi piacerebbe finire l'ossigeno che mi spetta in sincere risate.
Novella 20.000
La sveglia suona alle 07:00, vi alzate alle 07:03 e andate in bagno. Vi lavate il viso e fate le vostre solite cose. Alle 07:20 mettete una cialda di caffè nella macchinetta o la moka sul fuoco. Vi vestite con quello che pescate, tra i calzini nuovi e la camicetta del giorno prima. Qualche biscotto e un lungo sorso nero, vi appoggiate sul divano un solo breve istante per indossare le scarpe. Giacca, borsetta o 24 ore, un controllo al cellulare: 07:45. Aprite la porta del vostro appartamento e davanti a voi metà della palazzina dove abitate non esiste più.
Non è colpa di nessuno se la vita a volte prende strane pieghe, o forse sì? Non avere alcuna sensibilità al di fuori degli istinti di massa, che caratterizzano il nostro sentirci "civili", è una grave colpa. Non riesco a dare torto a chi si pone obiettivi precisi con determinatezza, siano pure assolutamente disumani e perseguiti con qualunque mezzo. Bisogna essere al 100% consapevoli di ciò che si può perdere ad ogni nostro passo per vincere la dura guerra che imperversa attorno a noi http://www.mentecritica.net/lesercito-nelle-citta-e-il-nuovo-fascismo-italiano/informazione/mc/4326/
La sveglia è suonata, ma dovevamo già essere in piedi da un pezzo. La prossima volta la metà del palazzo che non esisterà più sarà per forza la nostra.
The pen is on the table
Certi silenzi uccidono, lo sanno bene le tante vittime là fuori. Vittime di guerra, vittime della società, vittime in casa propria o fuori per le strade, vittime di sé stessi e degli altri. Dovremmo muoverci ad aiuto nei loro confronti, ma ci hanno insegnato fin da piccoli che per non diventare anche noi delle statistiche da telegiornale dobbiamo assuefarci al sistema. Certo inorridiamo di fronte a certi scempi dell'uomo e ammiriamo chi è in grado di compiere piccoli miracoli con pochi mezzi. Ma quanti di noi aspirano a migliorare veramente le cose?
Credo che quello che manchi, come ho scritto qualche tempo fa, sia la consapevolezza di dove vogliamo arrivare. Si può fare tutto, abbiamo capacità e risorse quasi illimitate, eppure ci fermiamo spesso davanti ad un muro fatto di cartapesta, ma dipinto così bene da sembraci di cemento armato. Per abbatterlo basterebbe tirare un pugno col coraggio di farsi male. Invece ci tiriamo indietro, ci diciamo che non è possibile, anzi che non è bene. Ma interrogate voi stessi e chiedetevi: so esattamente cosa sto facendo?
Siamo dimentichi e sbadati, rammolliti, inerti. Dobbiamo liberarci dal torpore e cominciare ad immaginare che il mondo può essere tutt'altro. Dobbiamo smettere di credere che tutto è così com'è, perché non esiste ragione alcuna che possa impedire il cambiamento. Basta coi dogmi, basta con le regole, basta con la codardia delle convenzioni.
E se a noi manca il coraggio, almeno insegniamo a non aver paura a chi verrà dopo di noi. Speriamo pure che ci seppelliscano e presto.
Texture
Stavo immaginando un palcoscenico con tanti tavolini da bar. Ad ognuno si siedono persone diverse, attori, che recitano un pezzetto di vita, senza tempi prestabiliti, anche tutti assieme, interagendo tra loro o meno.
E mi è venuto in mente che se un istante appartiene a tutti, perché la mia vita dovrebbe appartenere a qualcuno in particolare?
E mi è venuto in mente che se un istante appartiene a tutti, perché la mia vita dovrebbe appartenere a qualcuno in particolare?
In extremo, libertà = essere parte del tutto? Oggi sono propenso al sì, domani vedrò cos'altro mi passa per la testa.
Fermo immagine
È questione di fermarci tutti per un istante, di guardarci intorno per capire come stanno veramente le cose. Perché il flusso degli eventi è matassa troppo ingarbugliata, "un mucchio di input e output, una quantità di informazioni" http://www.dudeism.com/
Non è più accettabile che qualcuno ci vomiti addosso ossessivamente una quotidianità accellerata allo spasimo, con la mal celata intenzione di annichilire, disintegrare e buttare nel cesso più torbido ogni nostro desiderio di conoscenza e di vita.
Io parteggio per la stregoneria e l'animismo, per il rispetto di quei valori ancestrali che rendono l'uomo semplicemente parte integrante del cosmo http://it.wikipedia.org/wiki/Animismo
Non si può tollerare la prevaricazione di chi "può permetterselo", non si può tollerare la cecità di chi "sta bene così". Dobbiamo fermarci a prendere coscienza che non possiamo tollerare l'abuso sistematico di ciò che ci circonda, perché cazzo noi quì ci viviamo!!!
Qualcuno preferisce dire che siamo quì solo di passaggio http://www.vatican.va/phome_en.htm ma è una panzana che giustifica migliaia di anni di atrocità. Un giorno moriremo e se saremo stati buoni e ligi al dovere andremo in paradiso a testa china, umili servitori del Signore in cielo, come in terra lo siamo stati del Signorotto di Villa Arcore.
Fermiamoci, maledizione!!! Guardiamoci tutti attorno un solo istante, l'unico che valga la pena di esser speso a pensare, e mettendo in fila tutti quegli istanti otterremo la coscienza collettiva necessaria a spazzare via falsi idoli e profeti.
Non è più accettabile che qualcuno ci vomiti addosso ossessivamente una quotidianità accellerata allo spasimo, con la mal celata intenzione di annichilire, disintegrare e buttare nel cesso più torbido ogni nostro desiderio di conoscenza e di vita.
Io parteggio per la stregoneria e l'animismo, per il rispetto di quei valori ancestrali che rendono l'uomo semplicemente parte integrante del cosmo http://it.wikipedia.org/wiki/Animismo
Non si può tollerare la prevaricazione di chi "può permetterselo", non si può tollerare la cecità di chi "sta bene così". Dobbiamo fermarci a prendere coscienza che non possiamo tollerare l'abuso sistematico di ciò che ci circonda, perché cazzo noi quì ci viviamo!!!
Qualcuno preferisce dire che siamo quì solo di passaggio http://www.vatican.va/phome_en.htm ma è una panzana che giustifica migliaia di anni di atrocità. Un giorno moriremo e se saremo stati buoni e ligi al dovere andremo in paradiso a testa china, umili servitori del Signore in cielo, come in terra lo siamo stati del Signorotto di Villa Arcore.
Fermiamoci, maledizione!!! Guardiamoci tutti attorno un solo istante, l'unico che valga la pena di esser speso a pensare, e mettendo in fila tutti quegli istanti otterremo la coscienza collettiva necessaria a spazzare via falsi idoli e profeti.
"Strane Storie"
Poco fa ho aperto il frigorifero e tra le svariate cibarie che i miei genitori mi hanno lasciato in eredità, ci stava una scatoletta di Simmenthal. Ora, io non so perché mia madre, che vanta di avere un mini-diploma di cucina, abbia comprato questa lucida scatoletta rossa di alluminio plastificato, ma ho deciso di aprirla. Dopo i cinesi, che in questo sono inarrivabili, credo di essere una di quelle persone che sono in grado di mangiare "quasi" qualsiasi cosa si muova, purché non strisciante o con più di 4 zampe (il che esclude "quasi" il 90% degli esseri viventi, ma tant'è). Armato di memorie infantili, cariche come sempre di forti emozioni poi disilluse, ho aperto la scatoletta e ne ho sfracellato il contenuto di carne e gelatina in un piattino e l'ho cosparsa di mayonnaise.
Alcuni sono già corsi in bagno lo so bene, altri si stanno leccando i baffi, ebbene posso dichiarare che non è male. Sono sicuro che mi ha tolto un anno di vita, sono certo che contiene sangue umano di bambini indiani, la lattina è certamente contaminata da amianto e radiazioni di Cernobyl, la gelatina vanta una colata di grassi di balena, ma sapete cosa vi dico ... sì, lo sapete, ma ve lo dico lo stesso: non me ne frega una mazza!
Oggi c'ho voglia di essere reazionario, perché fa bene assaggiare un pezzo di realtà ogni tanto. Chi si proclama santo e di non aver mai peccato è solo un miserabile e chi millanta ogni bene è stipendiato da un padrone che invece la sa lunga.
Andate e moltiplicatevi, mica ci sta scritto restate vergini ed estinguetevi.
Oggi c'ho voglia di essere reazionario, perché fa bene assaggiare un pezzo di realtà ogni tanto. Chi si proclama santo e di non aver mai peccato è solo un miserabile e chi millanta ogni bene è stipendiato da un padrone che invece la sa lunga.
Andate e moltiplicatevi, mica ci sta scritto restate vergini ed estinguetevi.
P.S.: quasi quasi provo anche il Formaggino Mio sciolto nel brodo ...
Il liscio, il ruvido e il meraviglioso
Quel geniaccio di Mandelbrot descrive in modo molto nitido il paradosso legato al concetto di misura. Prendiamo un'asta lunga 1Km e misuriamo la costa della Gran Bretagna. Quindi prendiamo un'asta lunga 100m e misuriamola di nuovo: avremo una costa più lunga della precedente. Prendiamo 1 metro e ripetiamo la misurazione e la costa sarà sempre più lunga. Raffinando all'infinito lo strumento di misura, la costa della Gran Bretagna sarà infinita.
Inoltre bisogna tenere conto che lo strumento utilizzato e l'unità di misura sono convenzioni stabilite a priori da qualcuno che "ha deciso così". Noi misuriamo la birra piccola con bicchieri da 33cl, mentre in Gran Bretagna la chiamano 1Pinta.
Infine gli amici del CNR sanno bene come ogni misurazione vada accompagnata da un'approssimazione dell'errore, che può derivare da una moltitudine di fattori al contorno dell'atto di misurazione. Quando verso la birra nel boccale si crea un sacco di schiuma e difficilmente si può stabilire se il contenuto è proprio 1Pinta.
La prima conclusione è che se volete bere una birra spinata bene, dovete farvela servire in un pub lungo l'infinita costa della Gran Bretagna. La seconda conclusione è che la mala-statistica e gli indici-frottola imperversano nel mondo della dis-informazione.
Chi tira veramente le fila dell'economia moderna e ingrassa che è un piacere, mette semplicemente in gioco smisurate quantità di denaro, fa insomma da banco del casinò, con la certezza di incassare sempre una rendita a fine giornata. Noi altri poveracci che disponiamo di piccoli capitali siamo gli avventori di questo immenso casinò globale e come tali possiamo solo campare di probabilità.
Immaginate in modo molto riduttivo di giocare a tirare la moneta e che chi la lancia vi dica che le vostre possibilità di vittoria sono 2 su 3: quindi per ogni 10€ giocati se vincete il banco vi restituisce circa 3€...
Voi ovviamente obiettate che la moneta ha due facce uguali e che quindi le vostre possibilità di vittoria sono 1 su 2, per cui volete incassare 5€ per ogni 10€ giocati. La differenza di 2€ tra le due somme vinte è un'informazione ingannevole.
( Parentesi: so che gli "Adoratori del Grillo" queste cose le conoscono a menadito. Personalmente però se da un lato sono d'accordo con i temi affrontati dal comico genovese, dall'altro non lo sono con le modalità con cui vengono esposti e con molte delle soluzioni proposte. Perché urlare lo sdegno come opera di convincimento alla lunga stanca le platee. Le masse vogliono l'arrosto non il fumo e i predicatori per rimanere nella memoria devono essere crocefissi: Beppe Grillo non ha né i soldi né il potere per garantire cambiamenti reali e dubito fortemente che si farà mai martirizzare. )
Chiusa la parentesi dovuta a chi queste cose le sa già (sarebbe meglio dire "crede di saperle"), riprendo la logica del discorso sottolineando l'assoluta necessità che leggiate con attenzione questa voce di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo di cui vi riporto questo stralcio fondamentale:
Inoltre bisogna tenere conto che lo strumento utilizzato e l'unità di misura sono convenzioni stabilite a priori da qualcuno che "ha deciso così". Noi misuriamo la birra piccola con bicchieri da 33cl, mentre in Gran Bretagna la chiamano 1Pinta.
Infine gli amici del CNR sanno bene come ogni misurazione vada accompagnata da un'approssimazione dell'errore, che può derivare da una moltitudine di fattori al contorno dell'atto di misurazione. Quando verso la birra nel boccale si crea un sacco di schiuma e difficilmente si può stabilire se il contenuto è proprio 1Pinta.
La prima conclusione è che se volete bere una birra spinata bene, dovete farvela servire in un pub lungo l'infinita costa della Gran Bretagna. La seconda conclusione è che la mala-statistica e gli indici-frottola imperversano nel mondo della dis-informazione.
Chi tira veramente le fila dell'economia moderna e ingrassa che è un piacere, mette semplicemente in gioco smisurate quantità di denaro, fa insomma da banco del casinò, con la certezza di incassare sempre una rendita a fine giornata. Noi altri poveracci che disponiamo di piccoli capitali siamo gli avventori di questo immenso casinò globale e come tali possiamo solo campare di probabilità.
Immaginate in modo molto riduttivo di giocare a tirare la moneta e che chi la lancia vi dica che le vostre possibilità di vittoria sono 2 su 3: quindi per ogni 10€ giocati se vincete il banco vi restituisce circa 3€...
Voi ovviamente obiettate che la moneta ha due facce uguali e che quindi le vostre possibilità di vittoria sono 1 su 2, per cui volete incassare 5€ per ogni 10€ giocati. La differenza di 2€ tra le due somme vinte è un'informazione ingannevole.
( Parentesi: so che gli "Adoratori del Grillo" queste cose le conoscono a menadito. Personalmente però se da un lato sono d'accordo con i temi affrontati dal comico genovese, dall'altro non lo sono con le modalità con cui vengono esposti e con molte delle soluzioni proposte. Perché urlare lo sdegno come opera di convincimento alla lunga stanca le platee. Le masse vogliono l'arrosto non il fumo e i predicatori per rimanere nella memoria devono essere crocefissi: Beppe Grillo non ha né i soldi né il potere per garantire cambiamenti reali e dubito fortemente che si farà mai martirizzare. )
Chiusa la parentesi dovuta a chi queste cose le sa già (sarebbe meglio dire "crede di saperle"), riprendo la logica del discorso sottolineando l'assoluta necessità che leggiate con attenzione questa voce di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo di cui vi riporto questo stralcio fondamentale:
<<< Il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché non entrano a farne parte i danni provocati dai crimini, dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali. Ad esempio se compri un'auto il PIL cresce, se stai in coda e consumi più benzina senza muoverti di un metro il PIL cresce, se hai un incidente, il PIL cresce, se sei ospedalizzato il PIL cresce e così via. In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, con i servizi connessi ai funerali, fa crescere il PIL! >>>
Si sale in paradiso e si scende all'inferno. Quando il telegiornale dice che un indice sale va tutto bene, mentre quando scende tutto il nostro mondo va a rotoli. Non si spiega mai la natura dell'indicatore proposto, né la sua composizione, né la sua curva evolutiva. Se domani gli USA cacciano una bomba atomica in culo all'Iran, tra morti da seppellire, aiuti per la ricostruzione e spese belliche, il PIL degli Stati Uniti e dei loro alleati sarà cresciuto: va tutto bene!!!
Mi sono laureato in statistica all'università e se posso confessarvelo, è tutta manipolazione di numeri. Certo le teorie matematiche alla base sono ineccepibili, ma senza la garanzia di un controllo rigoroso della loro applicazione, possono raccontarvi quello che vogliono.
Mi sono laureato in statistica all'università e se posso confessarvelo, è tutta manipolazione di numeri. Certo le teorie matematiche alla base sono ineccepibili, ma senza la garanzia di un controllo rigoroso della loro applicazione, possono raccontarvi quello che vogliono.
I pilastri della nostra sopravvivenza non sono i numeri, ma l'integrità dell'individuo, la disponibilità dell'informazione e la condivisione delle idee.
P.S.:
Ringrazio ancora il buon vecchio Mandelbrot per l'ispirazione. Quì trovate il media di una sua conferenza a Roma nel 2007 (se volete saltare l'introduzione, potete partire direttamente dal minuto 11:00): http://www.auditorium.com/eventi/4894163
Ringrazio ancora il buon vecchio Mandelbrot per l'ispirazione. Quì trovate il media di una sua conferenza a Roma nel 2007 (se volete saltare l'introduzione, potete partire direttamente dal minuto 11:00): http://www.auditorium.com/eventi/4894163
Stato Sociale e di Diritti
- Stato come la percezione di sentirci ogni giorno vivi in mezzo agli altri, non la misera entità dominante politica o di mercato.
- Sociale perché siamo tanti ed infinite sono le correlazioni tra tutti noi ed infinite dunque le nostre capacità.
- Diritti come respirare, bere, mangiare, dormire sotto un tetto.
Tutto quello che ci sta in più lo hanno voluto i "padroni", parola da rivoluzionario dell'800 e simbolo mai così attuale della nostra schiavitù secolare. Hanno seppellito le parole scomode sotto tonnellate di rifiuti tossici. Hanno reso la nostra vita una merda perché l'odore della nostra quotidianità coprisse quello delle loro nefandezze. "Siamo nel 2008 e voi vivete ancora nel secolo scorso" urlano dai loro pulpiti con prepotenza e indignazione, ma le guerre e le vittime sono sempre le stesse. Ci fanno sentire bestie da soma e poveracci analfabeti, pagandoci a merendine "globalizzate" per 8 ore di lavoro. Ci saturano di paura per l'uomo nero-giallo-col_turbante per farci restare chiusi nelle nostre casupole ad alto consumo energetico e tenerci inchiodati alle scatole parlanti http://en.wikipedia.org/wiki/Coercion
Tutta la nostra vita è diventata "silenzio assenso" e se qualcuno prova a parlare è la cronaca di "un poliziotto ferito gravemente alle mani" a forza di manganellare.
Bisogna cacciare i mercanti dal tempio, ma temo che almeno per questo Stato Nazional Popolare sia troppo tardi. So che stasera in TV c'erano partite di calcio, politici surrealisti e qualche format show. Spero per voi che abbiate guardato il film con Schwarzenegger: almeno lui non uccideva per davvero, finché non è diventato governatore ... http://www.deathpenalty.org/article.php?id=48
Il mio personale consiglio? EMIGRIAMO TUTTI !!! ... QUA --> http://www.dubai.com/
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