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giovedì 22 settembre 2011

Appestati

Sono palliduccio e malaticcio, causa il solito settembre sbarazzino, di alti e bassi termici. C'ho tosse e raffreddore e se non fosse per la voglia di arrivare al fine settimana, mi sarei già riempito di alcool per farmela passare. Insomma qua va male ormai un po' per tutti, tranne a chi si è organizzato per tempo, mettendo la felpina prima che le cose voltassero al brutto.

mercoledì 21 settembre 2011

Nuova location 2012

Sto cercando una nuova sistemazione a Rimini per il 2012, così stamattina ho chiamato vari numeri tra agenzie e privati, cercando un mono/bilocale decente alle mille condizioni imposte dall'azienda per averne il rimborso. E' un gran casino, peggio che giocare a monopoli.
La cosa che però mi ha dato più da pensare è che dopo aver parlato mezz'ora con tale Sig.ra P. ho capito che lei gestisce una sua agenzia in proprio. Per mia verifica personale, ho cercato il suo cellulare su Google. Così ho pescato il sito di questa sua agenzia, che è una cosa amatoriale di 3 paginette rosa piene di cuoricini, che rimandano ancora una volta al suo cellulare. Ma prima di arrivare al sito in questione mi sono imbattuto in diversi annunci del tipo:

"Incotrixxx - Rimini - P. italiana esegue massaggi curativi e relax e californiani con dolci e piacevoli oli ed essenze profumate per un momento rilassante per uomo e donna. tutto questo per voi e per concedervi una pausa del tutto naturale. lettino professionale estetico depilazioni tel ......."

... mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh ... che dite, affitto dalla Signora P.?
Personalmente l'ho trovata simpatica al telefono e se non è una tira bidoni, la risposta è "perché no?". Però a questo punto mi chiedo quante informazioni lasciamo in giro ogni giorno sul web o attraverso  altri strumenti più o meno tecnologici. Noi non ci pensiamo, perché altrimenti sarebbe come scendere le scale tutte le mattine con la paura di cadere. E' ovvio che se ci preoccupassimo ogni volta che barriamo la casella delle Norme per la Privacy o che ci registriamo usando un nostro account di posta, saremmo belli che fritti.
Però ... ecco ... io comincio a preoccuparmi almeno un pochino, dato che esistono strumenti neanche tanto sofisticati in giro, che consentono a chiunque di raccogliere tantissime informazioni su di noi, sulle nostre abitudini, sui nostri interessi, sui nostri contatti personali, per non parlare di foto e video privati http://www.123people.it/ Forse non lo sapete, ma in diverse occasioni Facebook è stato bucato per intere giornate con gente che poteva girare liberamente tra i profili altrui e per un certo periodo è girato un filettone di qualche Giga in P2p con i dati sensibili di milioni di utenze http://www.matteo-stefani.com/dati-di-100-milioni-dutenti-rubati-da-facebook/
Ma FB è solo la punta dell'iceberg di dati sensibili e personali cumulati sul web nei due decenni da quando esiste. Ora è chiaro che non mi frega molto se gli amici mi cercano sul web con Google e trovano qualche mia foto con la mia solita faccia allucinata, però mi prudono un po' di più le palle se quelle foto se le scarica qualche agenzia pubblicitaria per stamparci un depliant "su misura" da spedirmi a casa. Sono d'accordo con chi dice "Ehi, quello che metti sul web è affar tuo", però è anche vero che ci sta modo e modo di affrontare la questione, tra cui pensare che se il web debba essere luogo di libera espressione, senza l'educazione all'uso di certi strumenti, persone come la Sig.ra P. potrebbero ritrovarsi sputtanate a vita http://www.vitaforense.com/2011/05/31/riflessioni-non-giuridiche-sulla-privacy-del-web-2-0/
Ma con un governo di settantenni come il nostro, dove per piantarla di farsi beccare al telefonino han dovuto farsi una legge (ma trovarsi in piazza a parlare non facevano prima?), dove può trovare posto l'interesse di educare i cittadini a difendere i propri diritti e libertà?

venerdì 16 settembre 2011

Il maratoneta

Cos'è il dolore? Strapparsi le unghie con una pinza, spaccarsi i denti con un martello, spararsi ad un ginocchio, spappolarsi un piede sotto una pressa, conficcarsi un cacciavite nel cervello attraverso il bulbo oculare? Una manciata di impulsi elettrici involontari, che percorrono i neuroni velocissimi senza inibitori a frenarli, qualsiasi ragione che va in frantumi in un istante. No, questo non è dolore, è solo pietà per sé stessi, per la condizione umana, essere destinati dalla nascita alla morte a prendere coscienza dei nostri limiti e non poterli mai superare. E' la nostra dannazione, il peccato originale che ci annichilisce di fronte all'oblio, quella macchia oscura e indistinta che ci relega ad essere niente. Non vedremo mai la luce generatrice, condannati a vivere attraverso le ombre che essa proietta su di noi, a filtrare la nostra percezione attraverso le onde di quegli impulsi elettrici così primordiali. Non sono bastati migliaia di anni per evolverci oltre l'effimera coscienza e capire che il dolore non esiste, che il dolore siamo noi.
"Atque ea nimirum quaecumque Acherunte profundo / prodita sunt esse, in vita sunt omnia nobis." - Tito Lucrezio Caro - "De rerum natura"

"Rasata forever!" - Anonimo

mercoledì 14 settembre 2011

Fuoco alle polveri!

Se qualcuno vi chiede cosa si può fare per combattere la pirateria e difendere il diritto d'autore, rispondete che non siete abbastanza ferrati sulla materia e che vi documenterete al più presto scaricando una copia dei "Pirati dei Caraibi". La questione di fatto è piuttosto dibattuta nelle ultime settimane, dopo varie dichiarazioni e delibere dell'AGCOM con le quali in soldoni il nostro paese sta prendendo una china tra le più restrittive in Europa. Ma tutta la discussione sull'argomento è decisamente sterile, in quanto come spesso capita, il focus è indirizzato verso lo status quo e non esce mai dal seminato a valutare le alternative. A mio parere si possono mettere tutti i paletti legislativi che si vogliono per contrastare la diffusione di proprietà intellettuali, attraverso strumenti non autorizzati da chi vanta diritti su tali proprietà. Infatti se togliamo il paraocchi e ci guardiamo intorno, noteremo che il nocciolo della questione non sono lacci e lacciuoli, ma la stessa definizione di proprietà intellettuale e soprattutto il perché qualcuno ne accampa diritti.
Di fatto se io scrivo un libro o produco un lungometraggio, è solo per fini economici che decido di pagare lo stato o altri enti affinché tutelino il mio diritto di apporvi la firma ed essere pagato da chi legge o guarda. Ma se io decido di farlo senza lucro, cade il concetto di proprietà ed ecco che tutta la diatriba sul diritto d'autore cade nel vuoto.
In pratica noi accusiamo major o associazioni come la Siae o enti governativi come AGCOM di restrizioni alla libera circolazione delle informazioni, quando sono in realtà gli autori e i produttori a vincolare ciò che realizzano ad una diffusione "di mercato".
Con gli strumenti tecnologici che esistono oggi, a meno di non cadere in reati come l'apologia o il terrorismo, può vivere tranquillamente un secondo piano di comunicazione e diffusione di cultura, arte e libera informazione, senza tangere in alcun modo quello esistente legato al mercato: e di fatto questo livello esiste già da tempo.
Argomenti come il diritto d'autore, la pirateria informatica e simili distolgono dunque l'attenzione dal problema vero, anzi vengono utilizzati dai furbetti per ledere le nostre libertà sotto mentite spoglie. Non è la nostra battaglia quella di difendere il diritto di tutti a scaricare l'ultimo film dei "Pirati dei Caraibi", la vera battaglia è quella di impedire che i lacciuoli messi ad esempio per limitare e controllare il Peer-to-Peer non ledano la nostra libertà di utilizzare tale strumento come forma di aggregazione attorno a temi e forme di espressione che non hanno alcun fine di lucro, bensì sociale e di diffusione delle idee.
Per questo evitiamo di fare di tutta l'erba un fascio, lasciando che chi voglia tutelare i propri interessi lo possa fare, ma vigilando attentamente che le nostre libertà fondamentali non ne subiscano restrizioni: questa è la battaglia da vincere, perché è su questo piano che i poteri forti la stanno combattendo. http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

martedì 13 settembre 2011

L'arte della sintesi

Come primo post, sarò breve ...

Si fa un gran parlare di debito, senza chiarire alcuni punti fondamentali:
  • A chi compete il debito?
  • Perché ci sta questo debito?
  • Chi sono i creditori?
Perché io sarò pure un bamboccione che non ha sposato la figlia di Berlusconi, ma non ho mai chiesto soldi a nessuno in vita mia. Va bene ammetto che qualche volta è capitato tra amici e c'ho un mutuo sulla casa che ho quasi finito di pagare, ma non ho debiti che abbiamo competenza a livello "nazionale".
Mi pare si dica che se un bambino nasce sfigato in africa debba avere pure lui delle opportunità e la Nestlé gli manda tonnellate di derrate alimentari (scadute, ma è il pensiero che conta). Un bambino con il passaporto italiano per il nostro governo pare altrettanto sfigato da nascere con 31000€ di debito sul groppone, ma non ho mai visto il ministero delle pari opportunità inviare merendine e latte in polvere alle famiglie italiane http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/contatore-del-debito-pubblico.html
Allora vorrei proprio sapere perché si deve chiamare la gente alla solidarietà nazionale, verso chi dovremmo essere solidali? Credo che il fatto che nessuno lo dica apertamente sia perché sappiamo già tutti la risposta. Appurato con silenzioso consenso a chi competa realmente questo debito e dando per scontato che tutti sappiamo bene perché esiste tale debito, cerchiamo di dare risposta direttamente all'ultimo punto: chi reclama i nostri soldi? La risposta è anche in questo caso banalissima, basta pensare alla provenienza della moneta, perché è chi la possiede inizialmente che sta in cima alla piramide, dunque stiamo parlando delle banche centrali, europea, statunitense o altre che siano.

Complichiamoci la vita e chiediamoci come sia possibile che la carta straccia che chiamiamo moneta e che fondamentalmente non è mai stata nostra, possa costringere intere nazioni alla fame? Non è semplicemente possibile, ovvero è possibile solo perché qualcuno dice che deve essere così: chi è costui? La solita millenaria oligarchia di feudatari, sono sempre loro ma mille mila anni, chi volete che sia.
Io personalmente non so voi, ma sarei un po' stanchino di questa situazione surreale, dove per non si sa bene quale regolamento sociale mai scritto, la "felicità", ma vorrei dire sopravvivenza, debba assumere varie tonalità a seconda di chi la indossa.

Ma io mi domando, se il debito è qualcosa che rende le persone schiave e avvilite e le priva del diritto alla felicità, perché esiste? Aboliamo questo insensato e ingiusto concetto matematico, sediamoci attorno a un tavolo e troviamo altre soluzioni e saremo tutti più contenti: vi posso garantire che è davvero così semplice, non stupitevi, perché conosciamo bene chi vi ha detto negli ultimi duemila anni che è impossibile.

domenica 11 settembre 2011

ECCE HOMO !!!

Il blog riapre i battenti su una nuova piattaforma e con una nuova veste grafica (ancora in sviluppo).

Per non privarvi del gusto di leggere, ho ripreso molti dei miei vecchi post, che potete gustarvi con tanto di data di pubblicazione originale. E come noterete l'ultimo (quello subito qua sotto) risale all'ormai lontano 23 marzo 2009, un abisso in termini di informazioni, configurazioni delle particelle elementari e quotidiana lotta per la sopravvivenza. Lo spin ci ha portati chissà dove, ma almeno per me in questo esatto microistante, il posto giusto da cui ripartire è qui.
Poi dopo aver scritto questa introduzione per voi appassionatissimi lettori, mi alzerò e andrò a leggere un fumetto al cesso, riflettendo attentamente su quali saranno i deliri su massimi e minimi sistemi che vi propinerò senza freni inibitori nei giorni a venire.

Preparate il vostro fervore intellettuale, una o più confezioni di pastiglioni per il mal di testa e una buona quantità di sacchetti nei quali rigurgitare in vostro disgusto rivoluzionario e/o reazionario.

Ci ritroviamo qui nei prossimi giorni, mi raccomando!

Bay Watchers

[lunedì, 23 marzo 2009]
Oggi si sente parlare sempre più spesso di "Ecologia di Mercato" come la soluzione di tutti i mali. Sembra che la panacea che guarirà il pianeta dopo gli sfraceli dell'era industriale sarà convertire in aziende buone quelle che oggi sono aziende cattive. Il problema è che non si sposta mai il soggetto, chi aveva soldi e potere per commercializzare sigarette e latte in polvere radioattivo, domani produrrà inceneritori e mais senza OGM. L'economia si adatta alla voce grossa del popolo/consumatore e dopo lo scossone rientra nei famosi binari con un bel marchio di qualità stampigliato in fronte. Va tutto bene, come sempre... come sempre!
Allora in che termini si può parlare di Ecologia? Perché se non è quella di Mercato, ipocrita e a doppio taglio, cosa ne rimane? Se guardiamo ai primi tentativi di un ritorno culturale e sociale ad una vita bucolica, alle comunità d'avanguardia dei primi del '900, se ne coglie il fine estetico in primis. Di fatto l'ecologismo fonda le radici in una scelta di carattere intellettuale, è in extremis l'individuo che sceglie di tornare alla terra, di salvaguardarla e di curarla dalle ingiurie che egli stesso le ha procurato.
Ma è giusto? O meglio, è la strada giusta da percorrere? Non è forse proprio la volontà umana ad avere messo per prima i bastoni tra le ruote a Gaia? Sono state le spinte intellettuali a sostenere la rivoluzione industriale ed ora è di nuovo la nostra sensibilità estetica a guidarci verso un "mondo pulito". Ma il pianeta appartiene a sé stesso e non ha bisogno di noi, raggiungerebbe tranquillamente il suo equilibrio in qualche migliaio di anni dopo che ci fossimo bombardati con missili nucleari.
Questo desiderio di salvare il pianeta non è forse camuffare il nostro desiderio di salvare noi stessi? Quanto sono belli il Panda e il Delfino, come bambini allo zoo, ci fa piacere guardarli, si chiama pet therapy. Vogliamo un mondo bello e sano dove crescere i nostri figli, esteticamente bucolico ma con tutti i comforts del caso. Siamo egoisti e come sempre le cose non cambieranno, perché il punto di vista non cambia mai: siamo sempre noi!
Ho scritto spesso di speranze e voglia di cambiamenti, di orrori sociali e situazioni surreali. Ma sto giungendo al limite della mia razionalità, a quel confine oltre il quale la soluzione che mi appare più nitida è soltanto lasciarmi andare.