martedì 9 settembre 2014

Chi va piano ... arriva dopo

La voglio prendere da lontano ben sapendo che sarà più lunga, perché ho già tratto le mie conclusioni, quindi posso perdermi in chiacchiere senza preoccuparmi di giungere alla fine del discorso. Di fatto potrei scrivere all'infinito dei più bislacchi e disgiunti argomenti senza sentirmi in dovere di offrire giustificazioni ai miei interlocutori.
Come un individuo mentalmente dissociato, vi parlerei delle nuvole e della macchia di caffè sul tappeto e del balenare di un riflesso alle mie spalle e delle macchie e del caffé sul tappeto e del balenare del riflesso tra le nuvole alle mie spalle e delle spalle e della macchia riflessa di caffé sul tappeto e del balenare delle nuvole e di un riflesso di caffé alle mie spalle e delle nuvole sul tappeto e di una macchia di caffé e del balenare di un riflesso sul tappeto e delle nuvole alle mie spalle e del tappeto e delle nuvole di caffé e della macchia sul tappeto e del balenare delle mie spalle e delle nuvole macchiate di caffé e del tappeto riflesso alle mie spalle e delle nuvole riflesse nel caffé e del balenare di una macchia e del riflesso di caffé alle mie spalle e del balenare di un caffé e delle macchie sulle nuvole e del balenare del tappeto alle mie spalle e di una macchia di nuvole. L'avete visto anche voi? No? Peccato.
Ma quello che volevo dire è che per arrivare alla conclusione di questo discorso occorre tempo, che io probabilmente ho, ma tempo che voi probabilmente non avete o non siete interessati a spendere o di cui siete stati privati da qualcuno o che intendete risparmiare per altre occasioni. Non vi biasimo, ci sono modi più divertenti per trascorrere una giornata, che poi magari è pure l'ultima. Non vale la pena buttare quegli 86400 secondi, non fatelo.
Siete ancora quì? Seguaci di Parmenide.

lunedì 8 settembre 2014

Tanta Roba

Tre anni dall'ultimo post, poi leggo un paio di blog misto frutta e mi torna la voglia di scrivere a tempo perso.

Sono però attanagliato dal dubbio: riuscirò a toccare ancora certi livelli neuro psichiatrici? Facciamo così, io ci provo adesso, subito, di getto, e se mi viene bene... bene! Se no mi ritiro definitivamente a vita privata.

Gli argomenti sul piatto sono veramente infiniti, perché in questi ultimi 3 anni è successo veramente di tutto e la documentazione è pressoché oceanica.

Vorrei ringraziare per questo le gole profonde e il dark web, gli analfabeti tecnologici che si fanno intercettare a dire spropositi sul cellulare e le lucciole che a pagamento aprono la bocca anche per parlare, le ex mogli incazzate, i generali in pensione che vorrebbero sbandierarlo ancora con orgoglio, le gare di volume nelle tribune politiche, i giornali allineati e quelli ad angolo retto, la webcam dell'iPhone e i video di Youtube, le star photoshoppate e le foto in bianco e nero dei freelancers della Reuters, gli e-Book nella top ten di e-Bay spammati tutti i giorni in milioni di e-Mail, il "così fan tutti" degli scandali urlati così forte dai media da rendere sordi gli ascoltatori e il sistema di satelliti geostazionari che ci frigge il cervello a distanza in questo enorme microonde globale che è diventato il ridente pianeta terra.

Viva la libertà di parola! Viva la libertà di pensiero (per quanto non vedo come si possa delimitare il pensiero)!
E soprattutto viva la libertà di poter parlare senza pensare! Che culo!

Ah, già ... avrei dovuto scrivere qualcosa, ma c'è veramente troppo da dire. Anche se tutti parlano di tutto continuamente, anche se ogni argomento è sviscerato, anche se non può proprio esistere un'opinione inespressa su un qualsiasi soggetto o avvenimento, siamo esseri umani e spolpiamo noi stessi pur di dar in pasto al resto del mondo sempre qualcosa di nuovo e poter urlare "Noi ci siamo!".

Quindi datemi un attimo per riflettere, torno subito ...

giovedì 22 settembre 2011

Appestati

Sono palliduccio e malaticcio, causa il solito settembre sbarazzino, di alti e bassi termici. C'ho tosse e raffreddore e se non fosse per la voglia di arrivare al fine settimana, mi sarei già riempito di alcool per farmela passare. Insomma qua va male ormai un po' per tutti, tranne a chi si è organizzato per tempo, mettendo la felpina prima che le cose voltassero al brutto.

mercoledì 21 settembre 2011

Nuova location 2012

Sto cercando una nuova sistemazione a Rimini per il 2012, così stamattina ho chiamato vari numeri tra agenzie e privati, cercando un mono/bilocale decente alle mille condizioni imposte dall'azienda per averne il rimborso. E' un gran casino, peggio che giocare a monopoli.
La cosa che però mi ha dato più da pensare è che dopo aver parlato mezz'ora con tale Sig.ra P. ho capito che lei gestisce una sua agenzia in proprio. Per mia verifica personale, ho cercato il suo cellulare su Google. Così ho pescato il sito di questa sua agenzia, che è una cosa amatoriale di 3 paginette rosa piene di cuoricini, che rimandano ancora una volta al suo cellulare. Ma prima di arrivare al sito in questione mi sono imbattuto in diversi annunci del tipo:

"Incotrixxx - Rimini - P. italiana esegue massaggi curativi e relax e californiani con dolci e piacevoli oli ed essenze profumate per un momento rilassante per uomo e donna. tutto questo per voi e per concedervi una pausa del tutto naturale. lettino professionale estetico depilazioni tel ......."

... mhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh ... che dite, affitto dalla Signora P.?
Personalmente l'ho trovata simpatica al telefono e se non è una tira bidoni, la risposta è "perché no?". Però a questo punto mi chiedo quante informazioni lasciamo in giro ogni giorno sul web o attraverso  altri strumenti più o meno tecnologici. Noi non ci pensiamo, perché altrimenti sarebbe come scendere le scale tutte le mattine con la paura di cadere. E' ovvio che se ci preoccupassimo ogni volta che barriamo la casella delle Norme per la Privacy o che ci registriamo usando un nostro account di posta, saremmo belli che fritti.
Però ... ecco ... io comincio a preoccuparmi almeno un pochino, dato che esistono strumenti neanche tanto sofisticati in giro, che consentono a chiunque di raccogliere tantissime informazioni su di noi, sulle nostre abitudini, sui nostri interessi, sui nostri contatti personali, per non parlare di foto e video privati http://www.123people.it/ Forse non lo sapete, ma in diverse occasioni Facebook è stato bucato per intere giornate con gente che poteva girare liberamente tra i profili altrui e per un certo periodo è girato un filettone di qualche Giga in P2p con i dati sensibili di milioni di utenze http://www.matteo-stefani.com/dati-di-100-milioni-dutenti-rubati-da-facebook/
Ma FB è solo la punta dell'iceberg di dati sensibili e personali cumulati sul web nei due decenni da quando esiste. Ora è chiaro che non mi frega molto se gli amici mi cercano sul web con Google e trovano qualche mia foto con la mia solita faccia allucinata, però mi prudono un po' di più le palle se quelle foto se le scarica qualche agenzia pubblicitaria per stamparci un depliant "su misura" da spedirmi a casa. Sono d'accordo con chi dice "Ehi, quello che metti sul web è affar tuo", però è anche vero che ci sta modo e modo di affrontare la questione, tra cui pensare che se il web debba essere luogo di libera espressione, senza l'educazione all'uso di certi strumenti, persone come la Sig.ra P. potrebbero ritrovarsi sputtanate a vita http://www.vitaforense.com/2011/05/31/riflessioni-non-giuridiche-sulla-privacy-del-web-2-0/
Ma con un governo di settantenni come il nostro, dove per piantarla di farsi beccare al telefonino han dovuto farsi una legge (ma trovarsi in piazza a parlare non facevano prima?), dove può trovare posto l'interesse di educare i cittadini a difendere i propri diritti e libertà?

venerdì 16 settembre 2011

Il maratoneta

Cos'è il dolore? Strapparsi le unghie con una pinza, spaccarsi i denti con un martello, spararsi ad un ginocchio, spappolarsi un piede sotto una pressa, conficcarsi un cacciavite nel cervello attraverso il bulbo oculare? Una manciata di impulsi elettrici involontari, che percorrono i neuroni velocissimi senza inibitori a frenarli, qualsiasi ragione che va in frantumi in un istante. No, questo non è dolore, è solo pietà per sé stessi, per la condizione umana, essere destinati dalla nascita alla morte a prendere coscienza dei nostri limiti e non poterli mai superare. E' la nostra dannazione, il peccato originale che ci annichilisce di fronte all'oblio, quella macchia oscura e indistinta che ci relega ad essere niente. Non vedremo mai la luce generatrice, condannati a vivere attraverso le ombre che essa proietta su di noi, a filtrare la nostra percezione attraverso le onde di quegli impulsi elettrici così primordiali. Non sono bastati migliaia di anni per evolverci oltre l'effimera coscienza e capire che il dolore non esiste, che il dolore siamo noi.
"Atque ea nimirum quaecumque Acherunte profundo / prodita sunt esse, in vita sunt omnia nobis." - Tito Lucrezio Caro - "De rerum natura"

"Rasata forever!" - Anonimo

mercoledì 14 settembre 2011

Fuoco alle polveri!

Se qualcuno vi chiede cosa si può fare per combattere la pirateria e difendere il diritto d'autore, rispondete che non siete abbastanza ferrati sulla materia e che vi documenterete al più presto scaricando una copia dei "Pirati dei Caraibi". La questione di fatto è piuttosto dibattuta nelle ultime settimane, dopo varie dichiarazioni e delibere dell'AGCOM con le quali in soldoni il nostro paese sta prendendo una china tra le più restrittive in Europa. Ma tutta la discussione sull'argomento è decisamente sterile, in quanto come spesso capita, il focus è indirizzato verso lo status quo e non esce mai dal seminato a valutare le alternative. A mio parere si possono mettere tutti i paletti legislativi che si vogliono per contrastare la diffusione di proprietà intellettuali, attraverso strumenti non autorizzati da chi vanta diritti su tali proprietà. Infatti se togliamo il paraocchi e ci guardiamo intorno, noteremo che il nocciolo della questione non sono lacci e lacciuoli, ma la stessa definizione di proprietà intellettuale e soprattutto il perché qualcuno ne accampa diritti.
Di fatto se io scrivo un libro o produco un lungometraggio, è solo per fini economici che decido di pagare lo stato o altri enti affinché tutelino il mio diritto di apporvi la firma ed essere pagato da chi legge o guarda. Ma se io decido di farlo senza lucro, cade il concetto di proprietà ed ecco che tutta la diatriba sul diritto d'autore cade nel vuoto.
In pratica noi accusiamo major o associazioni come la Siae o enti governativi come AGCOM di restrizioni alla libera circolazione delle informazioni, quando sono in realtà gli autori e i produttori a vincolare ciò che realizzano ad una diffusione "di mercato".
Con gli strumenti tecnologici che esistono oggi, a meno di non cadere in reati come l'apologia o il terrorismo, può vivere tranquillamente un secondo piano di comunicazione e diffusione di cultura, arte e libera informazione, senza tangere in alcun modo quello esistente legato al mercato: e di fatto questo livello esiste già da tempo.
Argomenti come il diritto d'autore, la pirateria informatica e simili distolgono dunque l'attenzione dal problema vero, anzi vengono utilizzati dai furbetti per ledere le nostre libertà sotto mentite spoglie. Non è la nostra battaglia quella di difendere il diritto di tutti a scaricare l'ultimo film dei "Pirati dei Caraibi", la vera battaglia è quella di impedire che i lacciuoli messi ad esempio per limitare e controllare il Peer-to-Peer non ledano la nostra libertà di utilizzare tale strumento come forma di aggregazione attorno a temi e forme di espressione che non hanno alcun fine di lucro, bensì sociale e di diffusione delle idee.
Per questo evitiamo di fare di tutta l'erba un fascio, lasciando che chi voglia tutelare i propri interessi lo possa fare, ma vigilando attentamente che le nostre libertà fondamentali non ne subiscano restrizioni: questa è la battaglia da vincere, perché è su questo piano che i poteri forti la stanno combattendo. http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

martedì 13 settembre 2011

L'arte della sintesi

Come primo post, sarò breve ...

Si fa un gran parlare di debito, senza chiarire alcuni punti fondamentali:
  • A chi compete il debito?
  • Perché ci sta questo debito?
  • Chi sono i creditori?
Perché io sarò pure un bamboccione che non ha sposato la figlia di Berlusconi, ma non ho mai chiesto soldi a nessuno in vita mia. Va bene ammetto che qualche volta è capitato tra amici e c'ho un mutuo sulla casa che ho quasi finito di pagare, ma non ho debiti che abbiamo competenza a livello "nazionale".
Mi pare si dica che se un bambino nasce sfigato in africa debba avere pure lui delle opportunità e la Nestlé gli manda tonnellate di derrate alimentari (scadute, ma è il pensiero che conta). Un bambino con il passaporto italiano per il nostro governo pare altrettanto sfigato da nascere con 31000€ di debito sul groppone, ma non ho mai visto il ministero delle pari opportunità inviare merendine e latte in polvere alle famiglie italiane http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/contatore-del-debito-pubblico.html
Allora vorrei proprio sapere perché si deve chiamare la gente alla solidarietà nazionale, verso chi dovremmo essere solidali? Credo che il fatto che nessuno lo dica apertamente sia perché sappiamo già tutti la risposta. Appurato con silenzioso consenso a chi competa realmente questo debito e dando per scontato che tutti sappiamo bene perché esiste tale debito, cerchiamo di dare risposta direttamente all'ultimo punto: chi reclama i nostri soldi? La risposta è anche in questo caso banalissima, basta pensare alla provenienza della moneta, perché è chi la possiede inizialmente che sta in cima alla piramide, dunque stiamo parlando delle banche centrali, europea, statunitense o altre che siano.

Complichiamoci la vita e chiediamoci come sia possibile che la carta straccia che chiamiamo moneta e che fondamentalmente non è mai stata nostra, possa costringere intere nazioni alla fame? Non è semplicemente possibile, ovvero è possibile solo perché qualcuno dice che deve essere così: chi è costui? La solita millenaria oligarchia di feudatari, sono sempre loro ma mille mila anni, chi volete che sia.
Io personalmente non so voi, ma sarei un po' stanchino di questa situazione surreale, dove per non si sa bene quale regolamento sociale mai scritto, la "felicità", ma vorrei dire sopravvivenza, debba assumere varie tonalità a seconda di chi la indossa.

Ma io mi domando, se il debito è qualcosa che rende le persone schiave e avvilite e le priva del diritto alla felicità, perché esiste? Aboliamo questo insensato e ingiusto concetto matematico, sediamoci attorno a un tavolo e troviamo altre soluzioni e saremo tutti più contenti: vi posso garantire che è davvero così semplice, non stupitevi, perché conosciamo bene chi vi ha detto negli ultimi duemila anni che è impossibile.